Paladar

mangiare, bere…ed altro con massimo & dania

Sara Carbone, wine-twitter…

Data:5 febbraio 2010

La sorpresa, ma anche il piacere, e’ quando scopri che e’ cosi’ come appare dai brevi messaggi di testo del socialcoso.
Allegria, gioia, serenita’.
Allegria, dicevo, ma anche disincanto, che il mondo del vino non e’ poi facile affarsi.
Gioia, quando ti racconta di aver deciso, con tutte le difficolta’ del caso, di dare una marcia in piu’, con l’appoggio del fratello, alla vecchia attivita’ familiare.
Serenita’, quella che viene dalla consapevolezza di fare tutto il possibile per i propri vini, utilizzando ogni traguardo raggiunto come un nuovo punto di partenza.
E sembra una chiacchierata tra blogger, al femminile poi, che io, tra Sara e Dania, mi sento quasi fuori posto…
Lo giuro, chiudere la serata con una piacevole cena di impronta locale non era previsto, ma e’ venuto naturale farlo…

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stratificazione delle roccequalche bottiglia...e quello che rimane dei famosi taralli

 

Aci Urbajs(Slovenia) – kerner 2002

Data:25 gennaio 2010

kernerQuando l’occasione fa, come si dice, l’uomo ladro…anche se qui non si parla di alcun furto…
L’occasione? Chiudere il decennio con una cena da Nicola Cavallaro.
Lo spunto? L’ha fornito tirebouchon, al secolo Vittorio Rusinà, che grazie al socialcoso (twitter, intendo), mi ha fatto notare come nel database enoico del locale sui navigli milanesi a San Cristoforo fossero presenti molte chicche, tra cui, a suo dire, spiccava una stella da non perdere: il millesimo 2002 del Kerner di Aci Urbajs, che si fregia del marchio demeter ed aderisce al capitolato produttivo di autoregolamentazione “Triple A”.
Scopro poi che il buon Vittorio, in tempi non sospetti, aveva già manifestato questa sua grande passione inserendo, in un personalissimo elenco, al numero 9 delle “Dieci cose da fare col cibo prima di morire” questo breve assunto:

Bere tutte le Vendemmie Tardive (Chardonnay,Pinot Gris e Kerner) di Urbajs Aci a casa loro a Sentjur nell’Est della Slovenia.

Insomma, m’aveva convinto…e così ho fatto…

La bottiglia è bellissima, decorata dalla stupenda etichetta che vedete, ed è subito spiazzante: solo ½ litro di prezioso nettare, cosa che mi mette in totale ambasce: diamine, ci dovesse piacere particolarmente, basterà? Vendemmia tardiva, dicevo, con naso molto complesso: appena versato una vera esplosione floreale che in breve lascia il campo alla frutta matura, per virare, man mano che aumenta la temperatura, verso note ancora più dolci.
Anche l’assaggio è molto complesso: timidissimo al primo sorso, l’incontro con l’atmosfera circostante fa sì che vengano fuori sensazioni davvero strane, particolari, dolci ed acide allo stesso tempo, così come quando si addenta l’acino d’uva (nun so se me sono capito).
Ed anche qui il progressivo aumento della temperatura nel bicchiere fa risaltare la vendemmia tardiva, le uve maturissime, mettendo in luce note dolcissime fino al miele, che riempiono la bocca e restano lì per tanto tempo.

Emozionante davvero, null’altro da dire. :)

lambruschi reloaded – cose non successe…

Data:17 dicembre 2009

E cosa vuoi dire quando in tanti ne hanno già parlato: qui il pacatissimo blogger del futuro, Jacopo Cossater; qui, addirittura come guest star, il Vate di Borzano, al secolo Stefano Caffarri; qui e ancora qui Davide Cocco, una delle “teste” di Studio Cru; per finire qui con le illuminate note di Enofaber…
 foto rubata da intravino

Ah, e che dire della vigile supervisione di Massimo Bernardi ed Alessandro Morichetti (leggi Dissapore ed Intravino)…
Una sera d’inverno, all’incirca metà novembre, le nebbie reggiane insolitamente blande, e l’eterogeneo gruppo di enovirali [SC©] si è ritrovato in Acetaia S.Giacomo, grazie a Twitter, per conoscere, degustare, dissezionare altre varietà di Lambrusco, questa volta tutte del Reggiano + un intruso, che nelle degustazioni cieche “ci sta” davvero bene…
Perchè enoviralità, perchè grazie al socialpassaparola da una semplice idea di un paio di mesi fa, ora l’attenzione è già al terzo incontro, il numero dei partecipanti in continua crescita, così come la loro distanza chilometrica dall’evento…
Ma veniamo a noi:

non è successo che un produttore riconoscesse il proprio vino…eh sì, aveva accettato l’invito uno dei produttori della nouvelle vague che a noi tanto piace, Giovanni Masini di Ca’ de noci che abbiamo visto, smarrito, di fronte ad un bicchiere, senza accorgersi di avere in mano, più evoluto, il suo Lambrusco.
Non ci credete? Beh, leggete qui il suo racconto…  

rubata da la grande abbuffata

non è successo che
un 3 bicchieri dimostrasse appieno il suo “valore”…”un filo calligrafico, ma buono” ne aveva detto Caffari del millesimo 2007, liquidando il 2008 con un “Facile a dimenticarsi”…è il Concerto di Medici il vino in questione, 3 bicchieri GR 2010.
Per carità, ogni degustazione ha la sua storia, così come ogni singola bottiglia, cert’è che mai avevo visto una tale convergenza d’opinioni…

non è successo che
si parlasse di vini come l’AIS vorrebbe…vabbè, la foglia di salvia spezzata a mano del meraviglioso Sottobosco di Ca’ de Noci è scappata :) , ma credo sia questo uno dei modi positivi di divulgare il vino: si parte mossi da passioni comuni (web, vino, cibo), si percorrono centinaia di kms, per incontrarsi e conoscere a fondo un vitigno, la storia sua e del vino che ne deriva, gli sforzi dei produttori e le modalità di produzione, così da intedere appieno la sua tipicità e capirne meglio il “modernismo”…
Ecco, dopo mesi vedo con soddisfazione la materializzazione di quanto avevo cercato di spiegare nei commenti a questo post di Dissapore subito dopo il vinitaly 2009.
In sintesi:un mercato che vuol crescere deve permettere e favorire incontri ed esperienze, ma tutto ciò non può prescindere dal contatto diretto tra produttori e consumatori.

Classifiche? Sarebbe meglio non farne, nomi come Barbaterre, Cà de Noci, Cinque Campi, Camillo Donati (l’ottimo intruso, parmense) dicono poco al grande pubblico, avvezzo più che altro a bevute più convezionali, di grande classicità e reperibilità, ma è bello sottolineare come la passione per questo “povero” vitigno cresca…

E ora tutti verso Lambruschi revolution…

Ah, un grandissimo grazie a questi due in piedi nella foto qui in basso… ;)

ancora un furto da la grande abbuffata

[foto rubate in giro per la rete, ma da siti amici]

Il lambrusco, questo sconosciuto…

Data:6 novembre 2009

Eh sì, lo posso dire forte:”questo sconosciuto”… Quando via Twitter ho ricevuto l’invito a partecipare a questa degustazione di alcuni produttori di lambrusco,  la domanda che mi è stata posta (anzi ci, visto che era invitata anche Dania) era quale fosse il livello di conoscenza del prodotto: nulla è stata la risposta, praticamente zero
Infatti era forte la nostra curiosità nel cercare di saperne di più: in Campania vini “similari” come il Lettere e/o Gragnano sono prodotti senza grande attenzione e soprattutto senza particolari sforzi “interpretativi” tanto da risultare spesso uniformi ed anonimi.
Ecco, aldilà di ogni valutazione, che comunque abbiamo fatto e che riporterò di seguito, ci ha soprattutto colpito la grande passione che tra Modenese, Reggiano, Mantovano e Parmense muove i produttori di questo vitigno, una specie di “spirito nazionale” (il vitigno innanzitutto!) che unito ad un grande spirito competitivo, regala un valore aggiunto a questa piacevole bevuta, rendendola così mai scontata, ovvia, stereotipata.
Un grande grazie a Patatone de La grande abbuffata per la splendida e meticolosa organizzazione, e altrettanto riconoscenti a Massimo Barbolini di un bicchiere al giorno, ma soprattutto titolare dell’Enoteca 67 a Carpi dove si è svolta la degustazione.
(Per comodità riporto le nostre note sotto ogni produttore in elenco, ma tengo a precisare che la degustazione si è svolta completamente alla cieca)

 

1- Lambrusco Emilia IGT “Stopai”, Tirelli
dolce, abbastanza tipico
2- Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Saetti 2008
colore carico, no solfiti
3- Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Pederzana 2008
classico, semisecco, sentori di terra, entrata e finale dolci e persistenti, tannico nel mezzo
4- Lambrusco Spumante Brut, Lusvardi
dolce, tannico, naso non convincente
5- Lambrusco di Sorbara DOC Leclisse, Paltrinieri 2008
colore leggermente scarico, frutta al naso, di forte acidità
6- Lambrusco Emilia IGT, Camillo Donati 2008
alcolico, lungo e persistente, con forti frutti rossi, qualche difetto al naso non ben identificato
7- Emilia IGT “Rosso di rosso”, Le Barbaterre 2007
ko, la delusione della serata, difetti al naso ed evidente retrogusto “di medicinale”, forse la bottiglia poco felice, da riprovare
8- Vino da tavola “Cinquecampi rosso”, Cinque Campi 2007
secco, asciutto, potente, persistente, prugna sempre in evidenza, quasi non lambrusco
9- Lambrusco di Sorbara DOC “Rifermentazione ancestrale”, Bellei 2007
il nostro oscar: nè filtrato nè chiarificato, colore scarico, frutto cristallino, forse poco lambrusco

Ecco, queste le nostre brevi note, rese forse ancora più incomplete da un piccolo contrattempo che ci ha fatto leggermente tardare all’appuntamento…
Ma tant’è, è in arrivo lambruschi 2…
Ah, qui leggete le note dell’amico Jacopo Cossater di enoiche illusioni

 

i lambruschi 
[foto di Andrea Bezzecchi, le altre le trovate qui ]




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