E cosa vuoi dire quando in tanti ne hanno già parlato: qui il pacatissimo blogger del futuro, Jacopo Cossater; qui, addirittura come guest star, il Vate di Borzano, al secolo Stefano Caffarri; qui e ancora qui Davide Cocco, una delle “teste” di Studio Cru; per finire qui con le illuminate note di Enofaber…

Ah, e che dire della vigile supervisione di Massimo Bernardi ed Alessandro Morichetti (leggi Dissapore ed Intravino)…
Una sera d’inverno, all’incirca metà novembre, le nebbie reggiane insolitamente blande, e l’eterogeneo gruppo di enovirali [SC©] si è ritrovato in Acetaia S.Giacomo, grazie a Twitter, per conoscere, degustare, dissezionare altre varietà di Lambrusco, questa volta tutte del Reggiano + un intruso, che nelle degustazioni cieche “ci sta” davvero bene…
Perchè enoviralità, perchè grazie al socialpassaparola da una semplice idea di un paio di mesi fa, ora l’attenzione è già al terzo incontro, il numero dei partecipanti in continua crescita, così come la loro distanza chilometrica dall’evento…
Ma veniamo a noi:
non è successo che un produttore riconoscesse il proprio vino…eh sì, aveva accettato l’invito uno dei produttori della nouvelle vague che a noi tanto piace, Giovanni Masini di Ca’ de noci che abbiamo visto, smarrito, di fronte ad un bicchiere, senza accorgersi di avere in mano, più evoluto, il suo Lambrusco.
Non ci credete? Beh, leggete qui il suo racconto…

non è successo che un 3 bicchieri dimostrasse appieno il suo “valore”…”un filo calligrafico, ma buono” ne aveva detto Caffari del millesimo 2007, liquidando il 2008 con un “Facile a dimenticarsi”…è il Concerto di Medici il vino in questione, 3 bicchieri GR 2010.
Per carità, ogni degustazione ha la sua storia, così come ogni singola bottiglia, cert’è che mai avevo visto una tale convergenza d’opinioni…
non è successo che si parlasse di vini come l’AIS vorrebbe…vabbè, la foglia di salvia spezzata a mano del meraviglioso Sottobosco di Ca’ de Noci è scappata
, ma credo sia questo uno dei modi positivi di divulgare il vino: si parte mossi da passioni comuni (web, vino, cibo), si percorrono centinaia di kms, per incontrarsi e conoscere a fondo un vitigno, la storia sua e del vino che ne deriva, gli sforzi dei produttori e le modalità di produzione, così da intedere appieno la sua tipicità e capirne meglio il “modernismo”…
Ecco, dopo mesi vedo con soddisfazione la materializzazione di quanto avevo cercato di spiegare nei commenti a questo post di Dissapore subito dopo il vinitaly 2009.
In sintesi:un mercato che vuol crescere deve permettere e favorire incontri ed esperienze, ma tutto ciò non può prescindere dal contatto diretto tra produttori e consumatori.
Classifiche? Sarebbe meglio non farne, nomi come Barbaterre, Cà de Noci, Cinque Campi, Camillo Donati (l’ottimo intruso, parmense) dicono poco al grande pubblico, avvezzo più che altro a bevute più convezionali, di grande classicità e reperibilità, ma è bello sottolineare come la passione per questo “povero” vitigno cresca…
E ora tutti verso Lambruschi revolution…
Ah, un grandissimo grazie a questi due in piedi nella foto qui in basso…

[foto rubate in giro per la rete, ma da siti amici]