Qualche momento prima di cominciare lambroosky3…
25 gennaio 2010
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17 ottobre 2009
No, non sono stato al 1° Dissapore Camp…ma l’ho vissuto e immaginato attraverso i 140 caratteri dei live tweet di Stefano Caffarri…li ripropongo in rete, in attesa di cronache, come dire, più lunghe…
1215 code sull’A1. Meccanofanie di metalli malamente lubrificati stipati su asfalti curvilinei about 8 hours ago from TwitterBerry
Livetweet: frammenti radiogoniometrici in diretta dal DissaporeCamp. Un almanacco bislacco. about 8 hours ago from TwitterBerry
Elvis enters the building about 6 hours ago from TwitterBerry
C’e’ il festival della creativita’ ci dev’essere una legge che obbliga ad essere creativi. Lo sforzo e’ evidente. about 6 hours ago from TwitterBerry
Ho appena stretto la mano di Bonilli. Potrei essere più emozionato solo di fronte alla reicarnazione di Jimi Hendrix about 6 hours ago from TwitterBerry
La temperatura passa gia’ i sessanta gradi Celsius, e cresce. Si palesano il callido Bernardi, Bolasco, Ciomei, Burde, Ciancio, Tomacelli about 6 hours ago from TwitterBerry
Unbeliavable, pubblico presente, merenda 2.0 presente. Epifania di F.Scarpato about 6 hours ago from TwitterBerry
Crolla una paratia sulla folla. Contusi – leggermente – tra il pubblico about 6 hours ago from TwitterBerry
Escono i potenti messi di Dissapore per la merenda: tecnologia analogica a nastro about 5 hours ago from TwitterBerry
Dodicimilioni secondo Dissapore, quindici secondo il Ministro dell’Interno. Probabilmente un centinaio, nel mondo reale. about 5 hours ago from TwitterBerry
Bernardi la tiene lunga. Una intera domanda dal pubblico. Passiamo alla seconda fase: Bonilli about 5 hours ago from TwitterBerry
Bonilli racconta le migliori tagliatelle della sua vita, nel 1965 da Cantarelli a Samboseto. Affascinante, coinvolgente about 5 hours ago from TwitterBerry
Parliamo della rivoluzione dei Garofani: Portogallo 74. Bonilli e’ la’ con il Manifesto. Mangia gamberi e beve birra con Carvalho. about 5 hours ago from TwitterBerry
La folla cresce, l’interesse monta. about 5 hours ago from TwitterBerry
Ora siamo arrivati alla CIA ed alla pagina gastronomica sul Manifesto: 1985 about 5 hours ago from TwitterBerry
Alla RAI cura “di tasca nostra” con attriti con l’industria alimentare about 4 hours ago from TwitterBerry
Bernardi tesse il canovaccio, Bonilli ricama di fioretto, gustosissimo. about 4 hours ago from TwitterBerry
Siamo al Gambero Rosso, e la sala e’ semipiena. about 4 hours ago from TwitterBerry
Le guide, i vini, i ristoranti: poi il Gambero Rosso diventa mensile, poi rivista. Con Bonilli al Dissapore Camp about 4 hours ago from TwitterBerry
Se ne va dal camp dopo aver stretto numerose mani about 2 hours ago from TwitterBerry
Ah, c’era anche Massimo Bottura con moglie e sous chef…ma Caffarri è già andato via:
no, si stava facendo troppo tardi about 2 hours ago from TwitterBerry
[foto da Dissapore]
10 ottobre 2009Dico Quarto, tu che rispondi? Ovvio, Garibaldi…
E se ti faccio capire che non c’hai azzeccato per niente?
Scommetto che il cervello parte per costruire trame complesse, del tipo: “quello che non sale sul podio”, arriva quarto appunto, che non è vincente…
E sono sicuro che poi pensi al Sud, in special modo alla tanto bistrattata Campania, che quando va bene, non va mai oltre la medaglia di legno…
Ma poi ti dico la parola ristorante e tu mi guardi…
Ti dico Campi Flegrei e ci capisci ancora di meno…
Poi, per confonderti ancora di più, ti dico che i tuoi pensieri non sono del tutto fuori luogo…
Eh sì, perché da un po’ di tempo c’è una Campania che vince, almeno nella ristorazione, e la riprova di ciò la puoi trovare anche lungo l’antica Via Consolare Campana, l’attuale Via Campana, al “quarto miglio” da Pozzuoli, origine del toponimo Quarto, l’antico borgo romano divenuto città solo negli anni ‘50.
Cucina in cui trovi sostanza, tradizione, semplicità, innovazione, come quando affondi la forchetta nella stratificazione di fresella.
Lì, sulla classica base “biscotto” napoletana, ritrovi, battuti con il coltello, il pomodoro, le olive verdi, la cipolla, il fiordilatte ed il mai abusato tonno rosso (siciliano). Bello a vedersi (quasi un peccato romperlo), ancora più buono a mangiarsi.
Apprezzi la semplicità delle buone materie prime: le calamarelle cotte delicatamente e imbottite di una ricotta da urlo, il tutto “appoggiato” su una passata di pomodoro (eccellente, rotonda, di acidità nulla, mai invadente) impreziosita da gocce di pesto, dove, finalmente, il basilico non rilascia quell’odioso aroma mentolato…
E che dire delle fettucce (ottima la cottura del prodotto di Gerardo Di Nola) con baccalà, noci, mozzarella di bufala e battuto di prezzemolo:baccalà morbido, sfoglioso, sapido q.b., a creare un gioco di consistenze sapientemente raccordato tra croccante, morbido e grasso ripuliti nel finale dal battuto di prezzemolo…
La tradizione? La leggerissima tempura dei filetti di baccalà accompagnata dal sugo di pomodoro come da manuale dell’antica cucina napoletana…
I dolci, invece, meriterebbero un post a parte: secondo la migliore tradizione napoletana sono ricchi, ben eseguiti e strizzano anche un occhio all’attualità.
La ricotta coniugata con le pere ed arricchita dalla presenza della nocciola di Giffoni, la crostatina meringata al cioccolato fondente contrappuntata dalla confettura d’arancia, la panna cotta esaltata dal gazpacho d’anguria profumato al basilico, il cremoso al caffè rifinito con uno zabaione alla liquirizia…
E poi c’è altro, come il benvenuto dello chef composto da un nudo di ricotta su passata di friarielli oppure l’aspic di pesche alla gelatina di prosecco d’asprinio di Aversa servito come pre-dessert.
Tutto questo, e non solo, è Sud ristorante di Marianna Vitale e Pino Esposito, un uomo solo, ma non al comando…
E’ aperto da poco più di 4 mesi, ma sembra rodato come se fosse lì da anni, tanto è sicura la linea di cucina (tutta al femminile, altro che quote rosa).
Lei proviene dalle cucine e dalla scuola di Lino Scarallo chef di Palazzo Petrucci, ma è brava di suo, così tanto da ricordarmi il primo Nico Romito del Reale di Rivisondoli, punto in comune la ricerca sulla tradizione, dalle materie prime, ai piatti tipici fino alla loro “ripresentazione”, il tutto con un rigore ed un senso della misura trovati davvero poche volte in giro.
Ma tutto è miglioribile (crasi tra migliorabile e perfettibile):lo spaghettone Gerardo di Nola alla maniera di Nerano, stupendamente descritto da Stefano Caffarri su Dissapore, non convince.
La manteca della caciotta risulta eccessivamente sapida, la granella di peperoncino pare troppo invadente, il risultato finale è: alici non pervenute.
Il pane, comunque un grande sforzo home-made, non esalta:le varie farciture danno aroma ad un prodotto piuttosto neutro al naso e che risulta alla vista privo di alveolature, da sempre indice di una corretta sequenza di panificazione.
Ma non si può dimenticare la bella cantina, non profondissima ma piena di proposte interessanti, con ricarichi da film in HD su Sky
E come definire il menù degustazione di 6 piatti (a scelta dalla carta ma vincolanti l’intero tavolo) a soli 35 europei??
Attenti, da Quarto ne vedremo delle belle!!
Sud Ristorante
Via Santi Pietro e Paolo,8
Quarto NA
081/0202708
solo la sera, domenica a pranzo, chiuso il lunedì
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