Paladar

mangiare, bere…ed altro con massimo & dania

Italiani brava gente…

Data:20 gennaio 2010

Milano, una sera imprecisata, un luogo imprecisato, una segnalazione di un caro amico:”lì, t’assicuro, troverai una bella cucina emiliana…”
E siamo andati, sicuri che il palato dell’amico ci desse, in qualche modo, una certa garanzia…
Non siamo nella trafficate e frettolose cucine del centro città, è uno dei primi giorni della settimana, niente nuvole all’orizzonte, insomma…
E’ povera, se non poverissima, la cantina. Poche etichette, di scarso interesse, vinodellacasa su tutto.
Ci spingiamo oltre, trovando soltanto l’appena corretto ed economicissimo Decano di Due Torri, lambrusco reggiano di Ancellotta (50%) e Salamino (50%).
Eppure il gnocco fritto (come dice un amico) è di buona fattura ed accompagna discreti salumi provenienti, ci dice il titolare, tutti da Parma…

il gnocco fritto a Milano
Ma la tragedia sta per consumarsi: ordiniamo, speranzosi, due porzioni di tortelli (homemade, si badi bene). Uno di patate, al sugo di funghi di Taro, l’altro, classicissimo, di zucca, passati in burro e salvia, recita l’elenco delle pietanze. 
Il comune denominatore, purtroppo, è la cottura prolungata, disattenta, tanto da rendere il prodotto molle, senza il giusto e corretto nerbo.
I condimenti fanno il resto:il sugo ai funghi, infindeiconti, risulta passabile, mentre i classici di zucca sono mortificati da un mare di panna (???) che davvero, ancor’oggi, non riusciamo a capire da dove venisse fuori…
Eppure abbiamo la forza di prendere un dolce, una più che buona torta di mele alla cannella, anch’essa homemade, finendo con un caffè mooolto milanese…
E’ al momento del conto che scatta il classico “tutto bene?”, ed è lì che esplodiamo in tutta la nostra sincerità:”No, PER NIENTE, i  tortelli erano davvero pessimi!”.
Parte poi la sequela delle manchevolezze riscontrate, ma sono le giustificazioni a sorprenderci, che riassumo tutte in questa frase:
” Ma non si era mai lamentato nessuno!” (e questo la dice lunga su quanti siano i veri palati distratti)
Ma davvero siamo messi così male??? Ma davvero non riusciamo a capire ed a distinguere quello che è buono da quello che non lo è??? Ma davvero mangiamo solo per nutrirci ed andiamo fuori la sera soltanto perchè non abbiamo tempo per cucinare??? Ma davvero ha senso spendere ben più di 50 comunitari (in toto) per un pasto che supera davvero di poco il livello di una mensa aziendale???

lambruschi reloaded – cose non successe…

Data:17 dicembre 2009

E cosa vuoi dire quando in tanti ne hanno già parlato: qui il pacatissimo blogger del futuro, Jacopo Cossater; qui, addirittura come guest star, il Vate di Borzano, al secolo Stefano Caffarri; qui e ancora qui Davide Cocco, una delle “teste” di Studio Cru; per finire qui con le illuminate note di Enofaber…
 foto rubata da intravino

Ah, e che dire della vigile supervisione di Massimo Bernardi ed Alessandro Morichetti (leggi Dissapore ed Intravino)…
Una sera d’inverno, all’incirca metà novembre, le nebbie reggiane insolitamente blande, e l’eterogeneo gruppo di enovirali [SC©] si è ritrovato in Acetaia S.Giacomo, grazie a Twitter, per conoscere, degustare, dissezionare altre varietà di Lambrusco, questa volta tutte del Reggiano + un intruso, che nelle degustazioni cieche “ci sta” davvero bene…
Perchè enoviralità, perchè grazie al socialpassaparola da una semplice idea di un paio di mesi fa, ora l’attenzione è già al terzo incontro, il numero dei partecipanti in continua crescita, così come la loro distanza chilometrica dall’evento…
Ma veniamo a noi:

non è successo che un produttore riconoscesse il proprio vino…eh sì, aveva accettato l’invito uno dei produttori della nouvelle vague che a noi tanto piace, Giovanni Masini di Ca’ de noci che abbiamo visto, smarrito, di fronte ad un bicchiere, senza accorgersi di avere in mano, più evoluto, il suo Lambrusco.
Non ci credete? Beh, leggete qui il suo racconto…  

rubata da la grande abbuffata

non è successo che
un 3 bicchieri dimostrasse appieno il suo “valore”…”un filo calligrafico, ma buono” ne aveva detto Caffari del millesimo 2007, liquidando il 2008 con un “Facile a dimenticarsi”…è il Concerto di Medici il vino in questione, 3 bicchieri GR 2010.
Per carità, ogni degustazione ha la sua storia, così come ogni singola bottiglia, cert’è che mai avevo visto una tale convergenza d’opinioni…

non è successo che
si parlasse di vini come l’AIS vorrebbe…vabbè, la foglia di salvia spezzata a mano del meraviglioso Sottobosco di Ca’ de Noci è scappata :) , ma credo sia questo uno dei modi positivi di divulgare il vino: si parte mossi da passioni comuni (web, vino, cibo), si percorrono centinaia di kms, per incontrarsi e conoscere a fondo un vitigno, la storia sua e del vino che ne deriva, gli sforzi dei produttori e le modalità di produzione, così da intedere appieno la sua tipicità e capirne meglio il “modernismo”…
Ecco, dopo mesi vedo con soddisfazione la materializzazione di quanto avevo cercato di spiegare nei commenti a questo post di Dissapore subito dopo il vinitaly 2009.
In sintesi:un mercato che vuol crescere deve permettere e favorire incontri ed esperienze, ma tutto ciò non può prescindere dal contatto diretto tra produttori e consumatori.

Classifiche? Sarebbe meglio non farne, nomi come Barbaterre, Cà de Noci, Cinque Campi, Camillo Donati (l’ottimo intruso, parmense) dicono poco al grande pubblico, avvezzo più che altro a bevute più convezionali, di grande classicità e reperibilità, ma è bello sottolineare come la passione per questo “povero” vitigno cresca…

E ora tutti verso Lambruschi revolution…

Ah, un grandissimo grazie a questi due in piedi nella foto qui in basso… ;)

ancora un furto da la grande abbuffata

[foto rubate in giro per la rete, ma da siti amici]

Il lambrusco, questo sconosciuto…

Data:6 novembre 2009

Eh sì, lo posso dire forte:”questo sconosciuto”… Quando via Twitter ho ricevuto l’invito a partecipare a questa degustazione di alcuni produttori di lambrusco,  la domanda che mi è stata posta (anzi ci, visto che era invitata anche Dania) era quale fosse il livello di conoscenza del prodotto: nulla è stata la risposta, praticamente zero
Infatti era forte la nostra curiosità nel cercare di saperne di più: in Campania vini “similari” come il Lettere e/o Gragnano sono prodotti senza grande attenzione e soprattutto senza particolari sforzi “interpretativi” tanto da risultare spesso uniformi ed anonimi.
Ecco, aldilà di ogni valutazione, che comunque abbiamo fatto e che riporterò di seguito, ci ha soprattutto colpito la grande passione che tra Modenese, Reggiano, Mantovano e Parmense muove i produttori di questo vitigno, una specie di “spirito nazionale” (il vitigno innanzitutto!) che unito ad un grande spirito competitivo, regala un valore aggiunto a questa piacevole bevuta, rendendola così mai scontata, ovvia, stereotipata.
Un grande grazie a Patatone de La grande abbuffata per la splendida e meticolosa organizzazione, e altrettanto riconoscenti a Massimo Barbolini di un bicchiere al giorno, ma soprattutto titolare dell’Enoteca 67 a Carpi dove si è svolta la degustazione.
(Per comodità riporto le nostre note sotto ogni produttore in elenco, ma tengo a precisare che la degustazione si è svolta completamente alla cieca)

 

1- Lambrusco Emilia IGT “Stopai”, Tirelli
dolce, abbastanza tipico
2- Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Saetti 2008
colore carico, no solfiti
3- Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Pederzana 2008
classico, semisecco, sentori di terra, entrata e finale dolci e persistenti, tannico nel mezzo
4- Lambrusco Spumante Brut, Lusvardi
dolce, tannico, naso non convincente
5- Lambrusco di Sorbara DOC Leclisse, Paltrinieri 2008
colore leggermente scarico, frutta al naso, di forte acidità
6- Lambrusco Emilia IGT, Camillo Donati 2008
alcolico, lungo e persistente, con forti frutti rossi, qualche difetto al naso non ben identificato
7- Emilia IGT “Rosso di rosso”, Le Barbaterre 2007
ko, la delusione della serata, difetti al naso ed evidente retrogusto “di medicinale”, forse la bottiglia poco felice, da riprovare
8- Vino da tavola “Cinquecampi rosso”, Cinque Campi 2007
secco, asciutto, potente, persistente, prugna sempre in evidenza, quasi non lambrusco
9- Lambrusco di Sorbara DOC “Rifermentazione ancestrale”, Bellei 2007
il nostro oscar: nè filtrato nè chiarificato, colore scarico, frutto cristallino, forse poco lambrusco

Ecco, queste le nostre brevi note, rese forse ancora più incomplete da un piccolo contrattempo che ci ha fatto leggermente tardare all’appuntamento…
Ma tant’è, è in arrivo lambruschi 2…
Ah, qui leggete le note dell’amico Jacopo Cossater di enoiche illusioni

 

i lambruschi 
[foto di Andrea Bezzecchi, le altre le trovate qui ]




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