L’eco nel frigo…

fusilli eco nel frigo

Qualche tempo fa m’aveva divertito un tweet di Sandra Salerno, alias tocco di zenzero, dove era riportata la triste condizione del suo frigo:”talmente vuoto che faceva l’eco”.
Avevo riso, moltissimo, ma quando stamattina mi sono accorto che la situazione del mio frigo era similare, ho riso un po’ meno :(
Una fetta sottile di culatello, una zucchina, un ciuffetto di prezzemolo non bellissimo, un pezzo di pecorino romano, mezza cipolla incellophanata e da usare…nient’altro!
Beh, non avevo scelta, quelli erano gli ingredienti, con quelli dovevo preparare qualcosa.
Padella calda, un filo d’olio evo, la cipolla a fettine sottili.
Dopo qualche minuto aggiungo il culatello a lamelle e faccio andare a fuoco medio.
Elimino la parte centrale della zucchina, la taglio a dadini e la butto in padella. Una cottura breve, 6/7 minuti, che mi piace “consistente”.
Tengo brevi di cottura dei fusilli integrali (vabbè, li avevo Barilla), scolo la pasta, completo la cottura in padella.
Aggiungo a fuoco spento il trito di prezzemolo ed il pecorino grattugiato (poco per la verità).
Porto in tavola aggiungendo altro pecorino.
Non male, v’assicuro.

[foto aifonica, purtroppo]

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#Barbera1, riordinando gli appunti…

#barbera1

Preferisco staccare, parlare a caldo spesso non permette di focalizzare correttamente quanto avvenuto intorno a te.
E così stamattina ho riaperto il notes su cui avevo appuntato le mie, anzi le nostre, impressioni sulle bottiglie provate nella bella location di Cascina Gilli a Castelnuovo Don Bosco (AT).
Grande organizzazione, grande plauso a tutti:da Enofaber, qui nell’insolita veste di coppiere [cit.], a Vittorio Rusinà, ciceronico presentatore del mondo barbera, per finire con Giuliano Abate, l’insider trading che ha permesso buona parte di tutto ciò.
Mi fermo qui, e, non essendo per niente bravo con saluti e ringraziamenti, spero che nessuno se la prenda :)
Sostanzialmente i vini non mi sono piaciuti, con poche, piccole eccezioni.
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#Lambroosky96…

lambruschi4

Primi mesi del 2026.
Un imprecisata location del nord Italia tra Modena e Reggio Emilia, tenuta segreta fino all’ultimo momento, chè sfuggire ai fans è diventata una necessità imperante…
Mille impegni ormai, #Barbera21, #Schioppettino19, #Greco15, #Schiava11, #Aglianico17, giusto per citarne alcuni.
Eppure ci sono tutti, per nessun motivo al mondo nessuno di loro mancherebbe all’ennesima edizione del format che li ha resi famosi.
Ormai questo manipolo di enostrippati governa il mondo del vino:il produttore di turno twitta la richiesta in DM (eh sì, nessuna telefonata, si organizza soltanto tramite social) e dopo una serie di veloci pigolii si definisce la data.
Si verifica la bontà del prodotto, ormai enologi e produttori attendono l’ok prima d’iniziare a commercializzare.
Questa volta tocca a nomi noti, da milioni di bottiglie, che hanno ormai riconvertito i loro impianti; nel frattempo, in America attendono con impazienza la prima rifermentazione naturale da 50 milioni di bottiglie, ma è stato già spiegato loro che occorre tempo…
Dopo i convenevoli sono tutti seduti, si avvicina il momento topico. 
Vedo Stefano Caffarri, un uomo che se descrive un vino in più di 80 (ottanta) caratteri usa flagellarsi camminando con le ginocchia sui ceci, di Colfiorito, sia chiaro.
I miei occhi seguono i movimenti di Lucia Barzanò, bionica per necessità (4 degustazioni al giorno), che armeggia con l’ultima creatura di Steve Jobs, un videotelebookpcservermacchinadelcaffè azionabile con la sola forza del pensiero.
Come spesso accade è al mio fianco Jacopo Cossater, che dopo aver predisposto la sua stazione lunare sul tavolo (ha da poco aggiunto una reflex d’ultima generazione, che scatta, corregge e condivide sui social), sta arrotando gli aggettivi per poter battere Stefano Caffarri in brevità.
E’ vero, manca Dan Lerner, assente, pare, per motivi religiosi, ma è in contatto videotelefonico con il figlio, a cui, chiaramente, consiglia le migliori inquadrature per le foto.
Sempre con la barbadafare Andrea Bezzecchi, che discute animatamente con Vittorio Rusinà (per il web 1.0 tirebouchon) di alcune aziende da 20/30 bottiglie che producono tazzelenghe in purezza.
E’ rientrato nel gruppo, dopo lunga e polemica assenza, anche Alessandro Setti, finalmente contento che l’autoclave sia stata bandita tramite un discusso Decreto Legge. (Ma girano voci maliziose sul fatto che provi una gioia infinita per aver visto interrompere un noioso predominio interista nel calcio) 
Ah, e poi ci sono io, Massimo D’Alma, indegnamente presente sin da #lambruschi1 (quando i vini li abbiamo comprati) e perennemente in ritardo sulla tabella di marcia.Questa volta sembra un incubo, sono arrivato davvero per il rotto della cuffia, abbandonato anche dall’auto e costretto a proseguire a piedi.
Mah, quasiquasi approfitto della copertura dei campioni per riposarmi sul divano qualche minuto…ah, Dania mi chiama…si comincia? Eh, come dici? Mi ero addormentato sul divano con la tele accesa?
Diamine, devo aver bevuto troppo lambic a cena…

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