Paladar

mangiare, bere…ed altro con massimo & dania

lambruschi reloaded – cose non successe…

Data:17 dicembre 2009 07:00

E cosa vuoi dire quando in tanti ne hanno già parlato: qui il pacatissimo blogger del futuro, Jacopo Cossater; qui, addirittura come guest star, il Vate di Borzano, al secolo Stefano Caffarri; qui e ancora qui Davide Cocco, una delle “teste” di Studio Cru; per finire qui con le illuminate note di Enofaber…
 foto rubata da intravino

Ah, e che dire della vigile supervisione di Massimo Bernardi ed Alessandro Morichetti (leggi Dissapore ed Intravino)…
Una sera d’inverno, all’incirca metà novembre, le nebbie reggiane insolitamente blande, e l’eterogeneo gruppo di enovirali [SC©] si è ritrovato in Acetaia S.Giacomo, grazie a Twitter, per conoscere, degustare, dissezionare altre varietà di Lambrusco, questa volta tutte del Reggiano + un intruso, che nelle degustazioni cieche “ci sta” davvero bene…
Perchè enoviralità, perchè grazie al socialpassaparola da una semplice idea di un paio di mesi fa, ora l’attenzione è già al terzo incontro, il numero dei partecipanti in continua crescita, così come la loro distanza chilometrica dall’evento…
Ma veniamo a noi:

non è successo che un produttore riconoscesse il proprio vino…eh sì, aveva accettato l’invito uno dei produttori della nouvelle vague che a noi tanto piace, Giovanni Masini di Ca’ de noci che abbiamo visto, smarrito, di fronte ad un bicchiere, senza accorgersi di avere in mano, più evoluto, il suo Lambrusco.
Non ci credete? Beh, leggete qui il suo racconto…  

rubata da la grande abbuffata

non è successo che
un 3 bicchieri dimostrasse appieno il suo “valore”…”un filo calligrafico, ma buono” ne aveva detto Caffari del millesimo 2007, liquidando il 2008 con un “Facile a dimenticarsi”…è il Concerto di Medici il vino in questione, 3 bicchieri GR 2010.
Per carità, ogni degustazione ha la sua storia, così come ogni singola bottiglia, cert’è che mai avevo visto una tale convergenza d’opinioni…

non è successo che
si parlasse di vini come l’AIS vorrebbe…vabbè, la foglia di salvia spezzata a mano del meraviglioso Sottobosco di Ca’ de Noci è scappata :) , ma credo sia questo uno dei modi positivi di divulgare il vino: si parte mossi da passioni comuni (web, vino, cibo), si percorrono centinaia di kms, per incontrarsi e conoscere a fondo un vitigno, la storia sua e del vino che ne deriva, gli sforzi dei produttori e le modalità di produzione, così da intedere appieno la sua tipicità e capirne meglio il “modernismo”…
Ecco, dopo mesi vedo con soddisfazione la materializzazione di quanto avevo cercato di spiegare nei commenti a questo post di Dissapore subito dopo il vinitaly 2009.
In sintesi:un mercato che vuol crescere deve permettere e favorire incontri ed esperienze, ma tutto ciò non può prescindere dal contatto diretto tra produttori e consumatori.

Classifiche? Sarebbe meglio non farne, nomi come Barbaterre, Cà de Noci, Cinque Campi, Camillo Donati (l’ottimo intruso, parmense) dicono poco al grande pubblico, avvezzo più che altro a bevute più convezionali, di grande classicità e reperibilità, ma è bello sottolineare come la passione per questo “povero” vitigno cresca…

E ora tutti verso Lambruschi revolution…

Ah, un grandissimo grazie a questi due in piedi nella foto qui in basso… ;)

ancora un furto da la grande abbuffata

[foto rubate in giro per la rete, ma da siti amici]

Tante cose da dire…senza sapere da dove iniziare…

Data:26 novembre 2009 00:43

Eh sì, dieci giorni densi d’avvenimenti…
Partiamo dalla disastrosa cena “emiliana” di una sera milanese, passiamo alla grande degustazione lambruschistica all’Acetaia San Giacomo e ci fermiamo alla pandegusta della stessa serata (degustazione di 7 panettoni artigianali usciti davvero male dalla “dissezione”).
Passiamo poi al viaggio a Napoli per Dissapore-day con pizza e birra da Sorbillo praticamente “avvolo” (senza neanche il tempo di posare i bagagli, insomma), gli scavi di S.Lorenzo ed i presepi di Via San Gregorio Armeno.
Grande esperienza poter poi fare la conoscenza con uno dei 24/25 prosciutti di maiale nero casertano di Luciano Di Meo. (avete letto bene -  ventiquattro/venticinque  – sono parole di Di Meo :) )
Oltremodo felice, poi, nello scoprire che della veloce, ma ben fatta degustazione alla cieca di mozzarella di bufala, quelle di Paestum le ho identificate in pieno. (per me, Vannulo resta la migliore…) 
Resto stupito dalla cena sorprendentemente mediocre a Palazzo Petrucci, dove Lino Scarallo non mi ha per nulla convinto (salvo poi regalarmi un momento di luce con una buona reinterpretazione dei dolci napoletani).
Il culmine la domenica, certamente last but not least, con il mitico rrau’ (si dice così a Napoli) a casa Cortese (grandiosi i padroni di casa Cristina e Maurizio) in compagnia (per la verità ero lì che ascoltavo) di Stefano Bonilli, Massimo Bernardi, Antonio Tomacelli, e, special guest star, Alfonso Iaccarino
Non so, devo prima riordinare le idee…

gnocco fritto...milanese dolci di Palazzo Petrucci pizza da Sorbillo pasta e cavolfiore alla pescatora
Via S. Gregorio Armeno il ragù...scappato
'a carne ro rraù... menesta maritata
poteva mancare il babà? una piccola concessione...
tutti in Acetaia... uno dei vini "giudicati"...

[foto, quelle pessime, dal mio iPhone. Quelle migliori (di lambruschi2) sono di Alessandro Morichetti di Intravino]

Il lambrusco, questo sconosciuto…

Data:6 novembre 2009 01:33

Eh sì, lo posso dire forte:”questo sconosciuto”… Quando via Twitter ho ricevuto l’invito a partecipare a questa degustazione di alcuni produttori di lambrusco,  la domanda che mi è stata posta (anzi ci, visto che era invitata anche Dania) era quale fosse il livello di conoscenza del prodotto: nulla è stata la risposta, praticamente zero
Infatti era forte la nostra curiosità nel cercare di saperne di più: in Campania vini “similari” come il Lettere e/o Gragnano sono prodotti senza grande attenzione e soprattutto senza particolari sforzi “interpretativi” tanto da risultare spesso uniformi ed anonimi.
Ecco, aldilà di ogni valutazione, che comunque abbiamo fatto e che riporterò di seguito, ci ha soprattutto colpito la grande passione che tra Modenese, Reggiano, Mantovano e Parmense muove i produttori di questo vitigno, una specie di “spirito nazionale” (il vitigno innanzitutto!) che unito ad un grande spirito competitivo, regala un valore aggiunto a questa piacevole bevuta, rendendola così mai scontata, ovvia, stereotipata.
Un grande grazie a Patatone de La grande abbuffata per la splendida e meticolosa organizzazione, e altrettanto riconoscenti a Massimo Barbolini di un bicchiere al giorno, ma soprattutto titolare dell’Enoteca 67 a Carpi dove si è svolta la degustazione.
(Per comodità riporto le nostre note sotto ogni produttore in elenco, ma tengo a precisare che la degustazione si è svolta completamente alla cieca)

 

1- Lambrusco Emilia IGT “Stopai”, Tirelli
dolce, abbastanza tipico
2- Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Saetti 2008
colore carico, no solfiti
3- Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Pederzana 2008
classico, semisecco, sentori di terra, entrata e finale dolci e persistenti, tannico nel mezzo
4- Lambrusco Spumante Brut, Lusvardi
dolce, tannico, naso non convincente
5- Lambrusco di Sorbara DOC Leclisse, Paltrinieri 2008
colore leggermente scarico, frutta al naso, di forte acidità
6- Lambrusco Emilia IGT, Camillo Donati 2008
alcolico, lungo e persistente, con forti frutti rossi, qualche difetto al naso non ben identificato
7- Emilia IGT “Rosso di rosso”, Le Barbaterre 2007
ko, la delusione della serata, difetti al naso ed evidente retrogusto “di medicinale”, forse la bottiglia poco felice, da riprovare
8- Vino da tavola “Cinquecampi rosso”, Cinque Campi 2007
secco, asciutto, potente, persistente, prugna sempre in evidenza, quasi non lambrusco
9- Lambrusco di Sorbara DOC “Rifermentazione ancestrale”, Bellei 2007
il nostro oscar: nè filtrato nè chiarificato, colore scarico, frutto cristallino, forse poco lambrusco

Ecco, queste le nostre brevi note, rese forse ancora più incomplete da un piccolo contrattempo che ci ha fatto leggermente tardare all’appuntamento…
Ma tant’è, è in arrivo lambruschi 2…
Ah, qui leggete le note dell’amico Jacopo Cossater di enoiche illusioni

 

i lambruschi 
[foto di Andrea Bezzecchi, le altre le trovate qui ]

Terra di Vento Faiano 2008 – Fiano IGT Colli di Salerno

Data:2 novembre 2009 19:42

Faiano nuovaE’ di colore dorato chiaro quello che ti appare quando lo versi nel bicchiere.
E’ giovane, giustamente nervoso, e forse per questo non evidenzia le note caratteristiche del vitigno. Non ci trovi, in verità, note di frutta tropicale, semmai scorgi la nocciola ed hai ben chiaro il miele.
Ti ritornerà poi nel corso della bevuta, che è all’inizio alcolica e giustamente acida perchè così deve essere,  ma che finisce morbida, piena e persistente.
Sì, è la persistenza gustativa a fare di questa bottiglia un’autentica sorpresa: non passerà tempo che sentirai esplodere il frutto in tutta la sua piena e potente rotondità, con note finali che ti riportano al miele dell’iniziale olfattiva…
Questo in sintesi il mio fiano salernitano, 4.000 bottiglie e nulla più, basse rese dai 4+5 nuovi ettari vitati per fiano e aglianico (da cui il Petrale ed il Tecla Madre), una bella scommessa…ed una bella sorpresa…

E continuarono ad assaggiare… – tasting panel di Poggio Argentiera – Bucce 2007

Data:25 ottobre 2009 16:38

Al Vinitaly di quest’anno ho avuto modo di conoscere personalmente Gianpaolo Paglia e di assaggiare, credo, una delle prime bottiglie di Bucce, uvaggio Ansonica 100%.(l’inzolia siciliana)
Premetto che sono del parere che è sempre strano notare come un bucce vino non filtrato e non chiarificato è ritenuto, parimenti, o come uno sfoggio di tecnica oppure come un tentativo di recuperare vecchie tradizioni tipiche.
Credo, invece, che GpP, da sempre legato ai vitigni autoctoni, in questo caso volesse verificare la possibilità di ulteriori sviluppi per l’Ansonica.
Ma veniamo a noi: di aspetto,logicamente, quasi velato si presenta nel bicchiere con un giallo paglierino con decisi riflessi dorati.
Profumi netti, ben definiti, con iniziali sentori di frutta gialla e di erba tagliata.
All’assaggio iniziale presenta una buona alcolicità ma colpisce l’astringenza sul palato derivante dall’abbondante presenza del tannino, ma è poi caldo, morbido, con una discreta vena sapida, minerale.
Alla fine risulta di beva facile,  con un finale ammandorlato ed una discreta persistenza.
Sicuramente un vino da vedere in prospettiva futura, non lunghissima, per verificare eventuali progressi con l’invecchiamento.
A noi è piaciuto in abbinamento con salumi pregiati.




  • Pubblicità su questo blog

  • ultimi commenti

  • ultimi posts

  • sul pensile in cucina…

  • divisi per categorie

  • divisi per mese

  • utilità


  • Paladar e' basato sulla piattaforma di blogging WordPress.

    Tema Simplicity realizzato da Davide Falanga.

    XHTML valido | CSS valido

    « »
    TOP