Burocrazia made in Italy

bicchiere-di-vino È una considerazione un tantino lunga ma datemi la soddisfazione di leggerla, se non altro, per il tempo che ci ho messo a scriverla.- comincia così la mail che mi è arrivata ieri alla mia casella (niente paura, è soltanto la newsletter di Marzio, un piccolo ed attento produttore vinicolo dell’astigiano di cui apprezzo da tempo impegno e passione).
Non credo sia uno sfogo, perchè è scritta con toni pacati, sembra piuttosto una lucida analisi.
Ma veniamo a noi. Nell’ultimo anno tramite tuister [cit.] ho avuto modo di conoscere e poi di poter discutere con tanti produttori, molti dei quali sono poi diventati amici.
Beh, l’invito a leggere (ed a commentare) non è soltanto per loro, ma per tutti.
Ma ho già rubato troppo tempo, buona lettura!

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Un racconto tuittero

toto pasta La pasta nasce come “capacità” di essere una scorta di cibo essendo in origine asciutta.
Già all’epoca romana, le “lagane” con ceci come raccontato da Ovidio erano e sono strisce di pasta di semola di grano duro cotte in una zuppa di ceci e verdure.
Tale “piatto” si cucinava nel periodo romano già prima del 3° secolo ac e si fa pari pari oggi da noi in Campania…nel “De re coquinaria” di Apicio si dà la ricetta di “lagane” e ceci, e si spiega…ma forse è meglio cominciare dal principio.

Durante il periodo di massima espansione dell’impero Roma aveva centinaia di migliaia di abitanti, il grano proveniva dalle colonie e veniva conservato nei silos cittadini, così come accadeva anche nelle altre grandi città dell’impero.
Trattandosi di grano senza alcun trattamento, a pochi mesi dal raccolto questi silos brulicavano d’insetti che divoravano nemmeno troppo lentamente i cereali, che erano per lo più grani duri del sud del mediterraneo provenienti dalla Sicilia, oppure da Libano o Egitto.
Appena serviva politicamente o se i grani erano fortemente attaccati dagli insetti, si aprivano i silos e si regalava il grano a tutti: grandi feste, pace sociale ottenuta e silos svuotati per le prossime messi di altre aree del mondo imperiale.
Lo stesso accadeva nel nord dell’Europa, dove dei raccolti effettuati poco prima dell’autunno con temperature chiaramente piu’ basse, la gente ne faceva incetta e lo conservava.
Il grano ottenuto gratis, doveva essere conservato per i periodi bui, e allora si macinava, in quanto questa azione meccanica pietra su pietra uccideva gli insetti e le loro uova, ma rendendolo impossibile da conservare, perché per evitare che si bruciasse per l’attrito tra le pietre il grano veniva bagnato.
La semola così ottenuta, se impastata con acqua e poi “maccata”, cioè stesa, veniva asciugata e poi tagliata a strisce o rettangoli diventando scorta alimentare scevra da infestazione e facilmente impilabile e trasportabile.

 

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