Bruma d’Autunno 2005 – Cascina i Carpini

bruma d'autunno Stai aprendo una 2005, diamine!!!!
Timidissima al naso, astringentissima al palato:questo il ritorno all’atmosfera della “bambina” (così ama chiamarla Paolo Carlo Ghislandi, patron di Cascina i Carpini), una barbera (superiore, eh) dei colli tortonesi che davvero merita di essere saggiata.
C’è scritto in retroetichetta che la tiratura è di poco superiore ai 3.000 esemplari e che si tratta di barbera in purezza.
Bisogna attendere un pochino, però, per viverla appieno.
Non impenetrabile il granato che si vede nel bicchiere, con una netta unghia violacea a contornare.
Il naso, piacevole, forse anche troppo, riserva vaniglia, cacao con un bel finale leggermente balsamico.
Al palato l’alcolicità arriva poderosa, accoppiata ad una leggera astringenza, ma l’insieme non disturba, anzi, invita alla beva.
In accompagnamento ad intingoli di carne ne asseconda le linee, ammorbidendosi, raccordandosi.
E’ qui che appare caldo, lungo, persistente.
Già notevole, da invecchiare ancora, di sicuro.

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Ho provato a cambiare…

image Da poche ore (in versione super-beta :) ) ho dato una nuova veste grafica al mio, scarsissimo, blocco-note digitale.
Passaggio a tre colonne, stile minimal, con personale “adattamento” dei templates di Thematic.
Inutile dire che le cose da fare sono millemila, ma [cit.]

“Il meglio è nemico del bene”…
se pretendi di attendere il risultato perfetto non lo pubblichi mai. dal blog dei cuori solitari al sito della nasa.

Le parole, inutile addirsi, sono del Vate di Borzano, al secolo Stefano Caffarri.
Beh, io c’ho provato, sapevatelo [cit.]
Ah, sono ammessi giudizi ;)

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Caffè Restaurant Scannabue – Torino

greco aglianico sherry

Devo porre rimedio ad una piccola mancanza:qualche tempo fa, invitato da Vittorio Rusinà, ho trascorso una meravigliosa giornata nella splendida Torino.
Scontata la tipologia dei vini, penserete voi…ed invece no, mattinata dedicata ai vini dell’Irpinia, quelli di Cantina Giardino, bella realtà della mia regione, di cui abbiamo saggiato il minerale ed alcolico Greco Adam 06, per finire con le note di rabarbaro prima e di balsamico poi dell’eccellente Nude 04, aglianico irpino poco classico. 
Ci ha ospitato il Caffè restaurant Scannabue.
Largo Saluzzo, dov’è situato il locale, è un posto bellissimo, dal sapore “molto” torinese, ma d’antan, uno di quegli angoli dove la città della Mole mostra il suo vero volto, che è silenzioso, riservato, e per questo di grande fascino.
Lo Scannabue è davvero una sorpresa: cucina chiara, ben ancorata alla tradizione piemontese, senza incertezze.
Selezionate materie prime permettono ad Elisabetta e Paolo, che interagiscono in cucina, di presentare il tonno di coniglio o la tartare di fassona, ottimi gnocchi (dalla giusta consistenza) conditi secondo stagionalità, oppure ottimi brasati “ligi” alla tradizione.
I formaggi meriterebbero citazioni a parte, scelti con maestria tra le liste dei selezionatori delle migliori produzioni stagionate d’alpeggio.
Fiodor, “padrone” della sala, ne ha consigliato l’abbinamento con lo Jerez PX della Bodegas Toro Albalà, davvero azzeccato.
Ma non posso non dedicare due parole al vino, qui declinato in lungo e in largo. Gianluigi (a me, però, ha detto Gigi :) ), sommelier AIS, ha selezionato con cura ed attenzione cantine piemontesi e non, riservando il giusto spazio alle produzioni bio e biodinamiche.
Una visita da non mancare? Beh, credo proprio di sì.  

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