Paladar

mangiare, bere…ed altro con massimo & dania

Vini naturali a Roma – io ci sono stato

Data:31 gennaio 2010 10:30

La verita’ e’ che forse non sarebbe bastata una settimana per conoscerli tutti a fondo:

Ottima giornata Massimo. Livello qualitativo altissimo, produttori molto disponibili, ambiente perfetto.

Fossero tutti così i banchi d’assaggio! :)

Mi piace partire dalle parole dell’amico Jacopo Cossater, per rendere chiara la difficolta’, piacevole, che si e’ presentata.
Un problema d’abbondanza, direbbe, contento, l’allenatore del pallone, una tragedia diciamo noi, che tanti tutt’insieme non li troviamo tuttigiorni.
E cosi’, dopo la “dovuta” visita a Camillo Donati, via con La Biancara e la sua garganega in purezza, il Sassaia, per fermarci poi da Croci ed il suo colli piacentini.
Procediamo a vista, anche perche’ la ressa e’ tanta, ed orientarsi nel dedalo di sale del Vaticano albergo pure.
E’ la grande disponibilita’ dei produttori a creare il “problema”:tu sei li’ e vorresti provarli tutti, ma ad ogni tua piccola domanda, il viso dell’interlocutore di turno s’illumina e tu ricevi una sequela di info che non avresti mai pensato di avere…
L’unica tappa francese delude inaspettatamente, purtroppo.
Il Petraea di Raymond Boulard, champagne da pinot nero, pinot meunier e chardonnay non colpisce, ed andiamo ancora sotto le aspettative con il bianco da viogner e roussanne del Domain Romaneaux-Destezet.
Beh, li’, forse sbagliando, non torneremo per i rossi…
E’ davvero lunga la lista delle ottime “cose” degustate: Klinec, lo sloveno tanto caro a Vittorio Rusina’, ci esalta con le sue produzioni estreme e ci diverte rispondendo alla richiesta di un rosso con la frase:”portare rosso in Italia e’ come portare legna in bosco” :)
Ma potrei dire che Picariello, di cui conoscevo l’ottimo fiano, ci sorprende con un aglianico in acciaio, che il Barolo di Rinaldi necessiterebbe di assoluto silenzio, che Tenuta Grillo si conferma con la sua produzione sui due fronti, quello irpino e quello piemontese, con vini che hanno solo bisogno di tempo, che Radikon e’ una vera garanzia, che il brunello di Campi di Fonterenza e’ sempre piu’ buono, che Vodopivec e la sua vitovska carsica e’, per me, la scoperta di turno, e che, infine, Le Coste, che gioca in casa, ha finito il bianco e che i rossi sono ancora “in fieri”.
Alla fine scopri che hai saltato Oasi degli Angeli, Arianna Occhipinti, Ar.Pe.Pe, La Stoppa, Zidarich, Cappellano, Paraschos, cosi’ giusto per citarne alcuni…
Ma vado via con un pensiero:dopo la cotarellizzazione, assisteremo alla gravnerizzazione o alla radikonizzazione forzata?
Mi spiego, il fenomeno non e’ piu’ di nicchia, i produttori “del genere” aumentano sempre di piu’, il pubblico che li segue aumenta altrettanto, spinto da una crescente passione (o spinta esterna?) per il naturale, il “comeraunavolta”…ma siamo sicuri che si stia andando tutti dalla parte giusta?

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Vini naturali a Roma – io ci sarò

Data:30 gennaio 2010 09:00

E’ nata per caso l’occasione di andare a curiosare tra le piu’ belle bottiglie biodinamiche italiane e non…
Beh, provero’ a tenervi aggiornati sulle degustazioni che saremo in grado di fare, e “sostenere”, con l’amico Jacopo Cossater.
Ah, quello della foto non ci sara’, ma non avrebbe sfigurato…

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Aci Urbajs(Slovenia) – kerner 2002

Data:25 gennaio 2010 17:43

kernerQuando l’occasione fa, come si dice, l’uomo ladro…anche se qui non si parla di alcun furto…
L’occasione? Chiudere il decennio con una cena da Nicola Cavallaro.
Lo spunto? L’ha fornito tirebouchon, al secolo Vittorio Rusinà, che grazie al socialcoso (twitter, intendo), mi ha fatto notare come nel database enoico del locale sui navigli milanesi a San Cristoforo fossero presenti molte chicche, tra cui, a suo dire, spiccava una stella da non perdere: il millesimo 2002 del Kerner di Aci Urbajs, che si fregia del marchio demeter ed aderisce al capitolato produttivo di autoregolamentazione “Triple A”.
Scopro poi che il buon Vittorio, in tempi non sospetti, aveva già manifestato questa sua grande passione inserendo, in un personalissimo elenco, al numero 9 delle “Dieci cose da fare col cibo prima di morire” questo breve assunto:

Bere tutte le Vendemmie Tardive (Chardonnay,Pinot Gris e Kerner) di Urbajs Aci a casa loro a Sentjur nell’Est della Slovenia.

Insomma, m’aveva convinto…e così ho fatto…

La bottiglia è bellissima, decorata dalla stupenda etichetta che vedete, ed è subito spiazzante: solo ½ litro di prezioso nettare, cosa che mi mette in totale ambasce: diamine, ci dovesse piacere particolarmente, basterà? Vendemmia tardiva, dicevo, con naso molto complesso: appena versato una vera esplosione floreale che in breve lascia il campo alla frutta matura, per virare, man mano che aumenta la temperatura, verso note ancora più dolci.
Anche l’assaggio è molto complesso: timidissimo al primo sorso, l’incontro con l’atmosfera circostante fa sì che vengano fuori sensazioni davvero strane, particolari, dolci ed acide allo stesso tempo, così come quando si addenta l’acino d’uva (nun so se me sono capito).
Ed anche qui il progressivo aumento della temperatura nel bicchiere fa risaltare la vendemmia tardiva, le uve maturissime, mettendo in luce note dolcissime fino al miele, che riempiono la bocca e restano lì per tanto tempo.

Emozionante davvero, null’altro da dire. :)

Ma che bella giornata…

Data:25 gennaio 2010 01:51

Qualche momento prima di cominciare lambroosky3…

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Italiani brava gente…

Data:20 gennaio 2010 23:57

Milano, una sera imprecisata, un luogo imprecisato, una segnalazione di un caro amico:”lì, t’assicuro, troverai una bella cucina emiliana…”
E siamo andati, sicuri che il palato dell’amico ci desse, in qualche modo, una certa garanzia…
Non siamo nella trafficate e frettolose cucine del centro città, è uno dei primi giorni della settimana, niente nuvole all’orizzonte, insomma…
E’ povera, se non poverissima, la cantina. Poche etichette, di scarso interesse, vinodellacasa su tutto.
Ci spingiamo oltre, trovando soltanto l’appena corretto ed economicissimo Decano di Due Torri, lambrusco reggiano di Ancellotta (50%) e Salamino (50%).
Eppure il gnocco fritto (come dice un amico) è di buona fattura ed accompagna discreti salumi provenienti, ci dice il titolare, tutti da Parma…

il gnocco fritto a Milano
Ma la tragedia sta per consumarsi: ordiniamo, speranzosi, due porzioni di tortelli (homemade, si badi bene). Uno di patate, al sugo di funghi di Taro, l’altro, classicissimo, di zucca, passati in burro e salvia, recita l’elenco delle pietanze. 
Il comune denominatore, purtroppo, è la cottura prolungata, disattenta, tanto da rendere il prodotto molle, senza il giusto e corretto nerbo.
I condimenti fanno il resto:il sugo ai funghi, infindeiconti, risulta passabile, mentre i classici di zucca sono mortificati da un mare di panna (???) che davvero, ancor’oggi, non riusciamo a capire da dove venisse fuori…
Eppure abbiamo la forza di prendere un dolce, una più che buona torta di mele alla cannella, anch’essa homemade, finendo con un caffè mooolto milanese…
E’ al momento del conto che scatta il classico “tutto bene?”, ed è lì che esplodiamo in tutta la nostra sincerità:”No, PER NIENTE, i  tortelli erano davvero pessimi!”.
Parte poi la sequela delle manchevolezze riscontrate, ma sono le giustificazioni a sorprenderci, che riassumo tutte in questa frase:
” Ma non si era mai lamentato nessuno!” (e questo la dice lunga su quanti siano i veri palati distratti)
Ma davvero siamo messi così male??? Ma davvero non riusciamo a capire ed a distinguere quello che è buono da quello che non lo è??? Ma davvero mangiamo solo per nutrirci ed andiamo fuori la sera soltanto perchè non abbiamo tempo per cucinare??? Ma davvero ha senso spendere ben più di 50 comunitari (in toto) per un pasto che supera davvero di poco il livello di una mensa aziendale???




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