La verita’ e’ che forse non sarebbe bastata una settimana per conoscerli tutti a fondo:
Ottima giornata Massimo. Livello qualitativo altissimo, produttori molto disponibili, ambiente perfetto.
Fossero tutti così i banchi d’assaggio!
Mi piace partire dalle parole dell’amico Jacopo Cossater, per rendere chiara la difficolta’, piacevole, che si e’ presentata.
Un problema d’abbondanza, direbbe, contento, l’allenatore del pallone, una tragedia diciamo noi, che tanti tutt’insieme non li troviamo tuttigiorni.
E cosi’, dopo la “dovuta” visita a Camillo Donati, via con La Biancara e la sua garganega in purezza, il Sassaia, per fermarci poi da Croci ed il suo colli piacentini.
Procediamo a vista, anche perche’ la ressa e’ tanta, ed orientarsi nel dedalo di sale del Vaticano albergo pure.
E’ la grande disponibilita’ dei produttori a creare il “problema”:tu sei li’ e vorresti provarli tutti, ma ad ogni tua piccola domanda, il viso dell’interlocutore di turno s’illumina e tu ricevi una sequela di info che non avresti mai pensato di avere…
L’unica tappa francese delude inaspettatamente, purtroppo.
Il Petraea di Raymond Boulard, champagne da pinot nero, pinot meunier e chardonnay non colpisce, ed andiamo ancora sotto le aspettative con il bianco da viogner e roussanne del Domain Romaneaux-Destezet.
Beh, li’, forse sbagliando, non torneremo per i rossi…
E’ davvero lunga la lista delle ottime “cose” degustate: Klinec, lo sloveno tanto caro a Vittorio Rusina’, ci esalta con le sue produzioni estreme e ci diverte rispondendo alla richiesta di un rosso con la frase:”portare rosso in Italia e’ come portare legna in bosco” 
Ma potrei dire che Picariello, di cui conoscevo l’ottimo fiano, ci sorprende con un aglianico in acciaio, che il Barolo di Rinaldi necessiterebbe di assoluto silenzio, che Tenuta Grillo si conferma con la sua produzione sui due fronti, quello irpino e quello piemontese, con vini che hanno solo bisogno di tempo, che Radikon e’ una vera garanzia, che il brunello di Campi di Fonterenza e’ sempre piu’ buono, che Vodopivec e la sua vitovska carsica e’, per me, la scoperta di turno, e che, infine, Le Coste, che gioca in casa, ha finito il bianco e che i rossi sono ancora “in fieri”.
Alla fine scopri che hai saltato Oasi degli Angeli, Arianna Occhipinti, Ar.Pe.Pe, La Stoppa, Zidarich, Cappellano, Paraschos, cosi’ giusto per citarne alcuni…
Ma vado via con un pensiero:dopo la cotarellizzazione, assisteremo alla gravnerizzazione o alla radikonizzazione forzata?
Mi spiego, il fenomeno non e’ piu’ di nicchia, i produttori “del genere” aumentano sempre di piu’, il pubblico che li segue aumenta altrettanto, spinto da una crescente passione (o spinta esterna?) per il naturale, il “comeraunavolta”…ma siamo sicuri che si stia andando tutti dalla parte giusta?
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