#Barbera1, riordinando gli appunti…

#barbera1

Preferisco staccare, parlare a caldo spesso non permette di focalizzare correttamente quanto avvenuto intorno a te.
E così stamattina ho riaperto il notes su cui avevo appuntato le mie, anzi le nostre, impressioni sulle bottiglie provate nella bella location di Cascina Gilli a Castelnuovo Don Bosco (AT).
Grande organizzazione, grande plauso a tutti:da Enofaber, qui nell’insolita veste di coppiere [cit.], a Vittorio Rusinà, ciceronico presentatore del mondo barbera, per finire con Giuliano Abate, l’insider trading che ha permesso buona parte di tutto ciò.
Mi fermo qui, e, non essendo per niente bravo con saluti e ringraziamenti, spero che nessuno se la prenda :)
Sostanzialmente i vini non mi sono piaciuti, con poche, piccole eccezioni.
Dalla barbera di Cascina i Carpini, di sicuro penalizzata perchè apriva la serie. Il Sette Zolle l’ho riprovato alla fine, piacione, di sicuro, ma al primo assaggio il frutto non era venuto fuori per nulla.
Spenta
quella di Taliano, A Bon Rendre, breve al naso e poco sorretta dal tannino.
Scomposta al naso appare la barbera di La Maranzana, La Solia, di cui però ho apprezzato la finale nota minerale.
La barbera de La Casaccia, piaciuta praticamente a tutti, rappresenta l’emblema della mia giornata degustativa:proprio non l’ho capita, nessuno spunto particolare, tant’è che nelle mie note trovo un esplicativo punto interrogativo. (Da riprovare, di sicuro)
Si potrebbe pensare che io abbia apprezzato, per passione verso i vini imperfetti, la barbera dell’Antica Masseria Venditti, l’antica barbetta. No, quel naso lì si sfocia drittodritto nella definizione di “difetto evidente”. Semmai ho avuto piacere nel constatare che la blind impression era giusta:di piemontese quel vino non aveva nulla.
Male davvero la barbera del Marchese Adorno, a cui una sosta troppo lunga sulle fecce deve aver fatto male.
Sorprende per la sua tipicità quella di Cascina Tavijn, forse più evoluta degli altri vini presenti, ma che non apprezzo appieno per l’eccessivo tenore alcolico.
Chiudiamo con le note lambruscheggianti della barbera dei colli bolognesi di Floriano Cinti, di cui vedo i 14,5° come un grosso limite, ma, dopotutto, anche qui non parliamo di territorio.
Prendo in prestito le parole di Enofaber, davvero illuminanti:

L’idea che emerge, e di cui ero già convinto appena impostata la degustazione, è che se affinata unicamente in acciaio, la Barbera è interessante come vino conviviale e come accompagnamento al pasto. Non può e non deve cercare, a mio modesto avviso, grandi strutture e potenza, ma deve giocarsela sulla piacevolezza e sulla pronta beva. L’affinamento in legno, se moderato, può aiutare a dare profondità: ma non deve snaturare la natura di questo vino, che nasce contadino, non dimentichiamolo mai. Non possiamo e dobbiamo pretendere da una barbera che “nebbioleggi“: non è il suo compito.

Di mio, indegnamente, posso solo aggiungere questo:
Per esperienze precedenti, (leggi #lambruschi1, 2 e 3) sono perfettamente a conoscenza che l’approccio anche a vitigni apparentemente facili, bistrattati in passato da furbi produttori che mi limito a chiamare massivi, è cosa complessa e che necessita di tempo.
Due giorni fa, su queste pagine, ho voluto scherzare, estremizzando fantasiosamente il concetto base di queste divulgo-degustazioni, ma il canovaccio da tenere ben presente sembra quello:ripetere, riprovare e capire.
Ripetere, per analizzare più sistematicamente i vini, analizzando e confontando le varie zone produttive.
Riprovare, perchè non basta una sola impressione per giudicare, nel tempo la bottiglia cambia, evolve.
Capire, per “sapere” quello che c’è nel bicchiere che hai davanti.
Ah, il tutto condito dalla presenza dei produttori, altrimenti tutto ciò avrebbe all’esterno il solo sapore della manifestazione per i soliti addetti.
A #barbera2…

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16 Commenti

  1. Pubblicato 20 maggio 2010 alle 18:15 | Link Permanente

    Grazie a te e gentil consorte per la presenza Massimo : il mio apporto a #barbera1 è stato poca cosa :-)

    Non entro nel merito delle note sui singoli vini – sostanzialmente concordo: avendoli “stagnolati” i miei sensazioni erano comunque viziate.
    Ritengo il solo accaio un limite nella Barbera: il legno, quello grande e usato con sapienza, dona a quel vitigno una eleganza che non sono riuscito a riscontrare negli assagi di sabato; da un punto dovevamo partire e questo ci è parso interessante.

    Citando Vittorio abbiamo cominciato a spargere la sabbia di quel mandala :-)

    Lunga vita ai #vini_numerati!

  2. Pubblicato 20 maggio 2010 alle 18:46 | Link Permanente

    Concordo con te:”il legno, quello grande, usato con sapienza,dona a quel vitigno eleganza”
    sabato era assente :(
    Anzi, m’è sembrato che alcune prove in acciaio hanno sorpreso per la potenza, non per l’immediatezza e la bevibilità :)

  3. Pubblicato 20 maggio 2010 alle 19:53 | Link Permanente

    Allora. Sono d’accordo con te, ma solo in parte.
    Esco dalla degustazione di sabato sia con alcune perplessità che con qualche soddisfazione. Per dire:

    i miei mah:
    - Non entro nel merito delle preferenze, ma in linea di massima, e qui hai ragione, i punteggi che sono usciti erano mediamente piuttosto bassi. Con delle eccezioni però, belle eccezioni.

    - Il legno. Come sai arrivavo da Barbaresco dove in due giorni avevo assaggiato diverse cose. In particolare due o tre Barbere davvero molto molto interessanti, di vero carattere. Avevano fatto tutte passaggio in legno e c’era quel tocco, quella bella ed avvolgente profondità che a Castelnuovo Don Bosco non ho ritrovato.

    i miei si:
    - Le Barbere che mi sono piaciute, mi sono piaciute molto. Trovo che fossero *vere*, se mi passi il termine, ed allo stesso tempo bevute complete, fedeli al vitigno, eleganti. In generale belle.

    - Come scrive Fabrizio abbiamo assaggiato alla cieca una tipologia, quella delle barbere base, che trova la sua massima realizzazione a tavola. Acidità, bevibilità, digeribilità, freschezze. Non tutto quello che esce da un assaggio bendato rispecchia necessariamente le preferenze di fronte ad una fetta di salame con il pane. Rende l’idea?

    - Il format è straordinario. Da ripetere ancora ed ancora. Ricordo che si parlò molto dei *vinini*, in particolare nei mesi scorsi. Ecco, momenti come questo servono a divulgare esattamente questa tipologia. Vini economici, facili nel senso di facilmente codificabili, fedeli ai territori che li vedono nascere. Evviva, quindi.

  4. Pubblicato 20 maggio 2010 alle 21:37 | Link Permanente

    Attendevo il tuo commento, appunto perché palato piuttosto allenato.
    Si, forse sono andato troppo ad estremizzare, ma la risultante che ne derivava dai vini nel loro assieme m’ha portato li’ :)
    No, sostanzialmente mi son piaciute poco anche quelle che mi son piaciute di più, proprio perché non ho riscontrato nello stesso vino tutte le caratteristiche da te correttamente indicate.
    Una era bevibile, ma mancava poi di digeribilità e così via.
    Ecco, non ho trovato le emozioni da “vinini”, ma, in compenso molti “vorrei ma non posso”.
    Pero’ il format e’ eccezionale e con il tempo si troveranno gli “accordi giusti” per farlo funzionare anche con la Barbera.

  5. Pubblicato 20 maggio 2010 alle 23:18 | Link Permanente

    Caro Massimo, grazie a te e Dania per essere venuti ed aver avuto la pazienza di mettervi in gioco su una tipologia di vini spesso e volentieri dimenticati. Come avevo scritto, e ripetuto giustamente da Giuliano, la scelta dell’affinamento in acciaio era per evidenziare certi aspetti del vitigno e per sottolineare l’aspetto conviviale di questi vini. Era un rischio che abbiamo corso consapevolmente: se, come spero, ci saranno altri #barbera, la scelta dei vini cambierà, magari cercando maggiormente il contatto con il terroir senza escludere a priori vini con passaggio in legno.
    Sulle tue note di degustazione: ho assaggiato i campioni prima della degustazione a bottiglie scoperte e quindi non posso avere il cd “effetto sorpresa”. Però è interessante vedere le tue note :-)
    Un caro saluto (e grazie per la citazione).

  6. Pubblicato 21 maggio 2010 alle 01:21 | Link Permanente

    Inizio dalla fine, innanzitutto.
    La citazione, secondo me, era d’obbligo:ero al mio primo approccio “largo” con questa tipologia e le tue parole, da conoscitore profondo, mi sembravano “chiarificanti”, esaustive, molto più di qualsiasi giro di parole avessi provato a “creare”.
    Infatti le (indegne) note di degustazione sono più che altro figlie delle sensazioni provate al momento, senza alcun riscontro precedente, se non fugace, con la tipologia.
    E’ per questo che #barbera deve avere necessariamente non un seguito, ma una continuità, per permettere a quelli come me di conoscere bene il vitigno (complesso) per capirne a fondo le sue peculiarità.
    Cambiare radicalmente la scelta dei vini, imho, credo possa soltanto ingenerare in me come in altri ulteriore confusione.
    Meglio sarebbe strutturare per terroir e dividerlo per acciaio e legno…ma forse sto di nuovo scrivendo di fantavino :)
    Ah, un’ultima cosa:tu scrivi pazienza, io leggo passione, la stessa di tutti coloro che si sono “incuriositi”, produttori compresi.

  7. nicola
    Pubblicato 22 maggio 2010 alle 00:18 | Link Permanente

    Seguo Enofaber e per questo mi trovo qui a commentare l’articolo, come piu volte detto in occasione di alcune degustazioni nel blog di Enofaber, mi sembra un articolo veramente inutile, perchè perdere tempo nel descrivere una cosa che non ti è piaciuta.
    Conosco varie Barbere degustate e mi sembra, per usare il tuo tono assolutista di vino capisci veramente poco, la mineralità nella Barbera? Il tannino nella Barbera? Un vino penalizzato perchè apre la serie? Ma cosa bevi di solito succhi di frutta concentrati.
    Un caloroso invito scrivete solo quelle che veramente vi piace, siate positivi, difetti ne abbiamo tutti, ci sono già i telegiornali che ci riempiono solo di brutte notizie; scusa ma veramente non riesco a sopportare quelli che fanno i fighi massacrando vini, prima di sentenziare fatti un bel bel corso di degustazione base e poi inizia a degustare degustare e poi degustare.
    un caro saluto

  8. Pubblicato 22 maggio 2010 alle 00:24 | Link Permanente

    Anche qui nulla da dire:il web è bello perchè è vario…

  9. Pubblicato 22 maggio 2010 alle 00:44 | Link Permanente

    Nicola, bentrovato. Mi spiace per la polemica che parte qui. Per quanto io conosco Massimo posso dirti che è una persona che di vino ne beve e ne mastica. Magari ha utilizzato una terminologia non perfettamente consona (e su questo possiamo discutere per ore). Però ha espresso un suo punto di vista, premettendo di conoscere relativamente poco il vitigno e di affrontare una degustazione di questo tipo, sulla barbera, per la prima volta. Io continuo ad essere dell’idea che si può esprimere anche un giudizio non positivo: nessuno di noi ha la pretesa di avere la scienza infusa. Guarda, per dirla tutta, esco allo scoperto: a me i vini di Cascina Tavjin, de La Maranzana e de La Casaccia sono piaciuti molto, riscontrando anche una forte tipicità. Se a Massimo non sono piaciuti, o non lo hanno esaltato, è un altro punto di vista. Nessuno dei due ha assolutamente ragione. Lui esprime delle sue perplessità. Oppure, altro esempio, a mio parere la Barbera di Taliano ha fatto passaggio in legno. Ma è solo una mia impressione, di sicuro mi sbaglierò. Però litigare per questo, onestamente, mi sembra eccessivo. Tu non sei d’accordo con quanto scrive Massimo o su quanto dico? Ottimo, discutiamone con calma. Nessuno qui è maestro. Come dici giustamente tu, la vita tutti i giorni ci fa respirare un sacco di olezzo. Il vino dovrebbe essere convivialità: ma convivialità non vuol dire necessariamente appiattimento o monopensiero. Anzi solo con il confronto sereno si può migliorare ed imparare. A presto :-)

  10. Pubblicato 22 maggio 2010 alle 00:53 | Link Permanente

    Mah, voglia di polemizzare..mhhh, lungi da me, si può non essere d’accordo, però, avvolte basta leggere ;)
    Lo riporto qui quanto scritto ieri sera, anche se è solo poche righe sopra:

    La citazione (delle parole di Enofaber), secondo me, era d’obbligo:ero al mio primo approccio “largo” con questa tipologia e le tue parole, da conoscitore profondo, mi sembravano “chiarificanti”, esaustive, molto più di qualsiasi giro di parole avessi provato a “creare”.
    Infatti le (indegne) note di degustazione sono più che altro figlie delle sensazioni provate al momento, senza alcun riscontro precedente, se non fugace, con la tipologia.
    E’ per questo che #barbera deve avere necessariamente non un seguito, ma una continuità, per permettere a quelli come me di conoscere bene il vitigno (complesso) per capirne a fondo le sue peculiarità.
    Cambiare radicalmente la scelta dei vini, imho, credo possa soltanto ingenerare in me come in altri ulteriore confusione.
    Meglio sarebbe strutturare per terroir e dividerlo per acciaio e legno…ma forse sto di nuovo scrivendo di fantavino
    Ah, un’ultima cosa:tu scrivi pazienza, io leggo passione, la stessa di tutti coloro che si sono “incuriositi”, produttori compresi.


    Credo sia chiaro il mio pensiero.

  11. Pubblicato 22 maggio 2010 alle 01:22 | Link Permanente

    Belli questi commenti, li trovo arricchenti. Come mi è capitato di dire su Twitter una delle cose interessanti di #barbera1 è che non si è fermato a quella giornata, ma continua in rete. Grazie quindi Massimo (e Jacopo, Enofaber e quanti ne hanno scritto).
    A me pare che l’idea di dividere tra acciaio e legno e a seconda del terroir per eventuali future edizioni non sia da scartare…
    Detto questo, continuo a essere convinto che la tipicità del/della barbera si esprima nella bevibilità, nell’essere fedele all’idea di un vino “gregario”, a supporto di una robusta cucina contadina. Insomma, per me dire che vedo molto bene almeno quattro dei vini di #barbera1 con un tagliere di salumi è un complimento

  12. Pubblicato 22 maggio 2010 alle 01:43 | Link Permanente

    Sai, un detto napoletano dice (all’incirca) “nessuno nasce imparato”.
    All’inizio dell’inverno mi sono avvicinato al lambrusco, con curiosità prima di tutto.
    Un mio vecchio pallino, espresso su dissapore oltre 1 anno fa, era quello di riuscire a coinvolgere i produttori.
    Beh, lì ho trovato persone che avevano la stessa voglia, ed anche la forza di farlo :)
    Il format che ne è venuto fuori ha questo fine,apprendere.
    Non solo dagli altri “commensali”, però.
    Eh sì, servono i produttori, altrimenti è quella che io chiamo la solita fuffa, o peggio, i soliti 4 gatti…
    Ecco, questo avevo detto su Dissapore (nota la risposta di Davide Cocco):”Perchè il giorno che qualcuno si renderà conto che per favorire la penetrazione di un prodotto in un mercato è necessario promuoverlo tra chi lo consuma, sarà troppo tardi…
    A meno che non si voglia continuare a vendere ai soliti quattro…

    Questo il link

  13. nicola
    Pubblicato 24 maggio 2010 alle 08:40 | Link Permanente

    Scusate, non è per polemizzare ma mi sembra segno di umiltà non uscire con un articolo simile soprattutto se ci si avvicina per la prima volta ad una tipologia di vino.
    Conosco vari prodotti da voi assaggiati e sono sicuro della bontà di quei prodotti, se avesse messo dei voti non si sarebbe superato il 4 per i vini in questione.
    E’ giusto scrivere quello che si vuole ma se tutti i vini non piacciono, prima di scrivere qualcosa sul web, cioè qualcosa che rimane per sempre bisogna pensarci 100o volte, bisogna fare un piccolo esame di coscienza e ammettere che è la prima volta che degusto questa tipologia, forse mi sto sbagliando ergo non scrivo nulla.
    Son convinto che di vino veramente buono non ce ne sia tanto come si scrive in giro, basta pensare a certi vini presenti nei banchetti nuziali o in certi ristoranti ma son convinto che si mi trovassi in un pranzo di nozze con qualche vino da voi degustato sarei più che felice.
    Mi spiace sempre che il lavoro di un produttore sia vanificato da un articolo di una persona che scrive quello che vuole.
    Per Enofaber son stato recentemente a Barbaresco a tavola in una serata c’erano dei Barbaresci veramente imbarazzanti però se dovessi scrivere un articolo non li menzionerei nemmeno, scriverei soprattutto dei vini che mi son piaciuti, di produttori che magari pochi conoscono ma che lavorano benissimo.In questo caso son sicuro che non ci sarebbero polemiche. Se decidessi di scrivere anche su quelli che non mi son piaciuti inizierebbero le polemiche, non son punti vista diversi di persone.
    Signori si nasce, parlate solo di quello bello buono e pulito, se invece vi piace far parlare di voi continuate pure così ma perderete in signorilità.
    Iniziate a girare e degustare e a scrivere di tutto quello che vi piace, sicuramente il materiale non vi mancherà.
    Saluti a tutti
    Nicola

  14. Pubblicato 24 maggio 2010 alle 11:30 | Link Permanente

    Come sempre inizio dalla fine.
    Amo discutere, ma non amo il confronto fazioso, prevenuto.
    Non basta aver letto poche righe di un articoletto con cui non si è d’accordo, per sentenziare “lapidariamente” Iniziate a girare e degustare.
    Credo di aver fatto proprio ciò, e non sono stato il solo, con il fine di potermi fare un’idea su quello che bevo.
    Io sono un consumatore, non un critico, ed ho in testa 2 personalissime convinzioni che sono la base di questa tipologia di degustazione:
    1)bisogna dire la verità
    2)il produttore deve essere, si spera, presente, altrimenti è tutta fuffa.
    La cosa che noto con dispiacere è che, in totale contraddizione con le sue premesse, chiosa alla fine un frettoloso “Signori si nasce”.
    Guardi che questo è uno spazio libero, ergo si può non essere d’accordo, ma la pregherei di evitare offese, più o meno velate.
    Mi creda, di integralisti come lei il mondo del vino (legga barbera, ma anche lambrusco, quelli bistrattati dalla GDO per capirci) non ne ha bisogno più di tanto.
    I suoi interventi, seppur fatti con il cuore, danno all’esterno l’impressione d una difesa aprioristica della barbera (in questo caso) e, cosa peggiore, la volontà di nascondere agli altri la “parte cattiva”, che, come da sua chiara ammissione, esiste, ma che qui non c’azzecca davvero nulla, qui parliamo d’altro.
    Questo tipo d’incontri serve molto a tutti:ai produttori, per capire cosa vuole chi il vino lo consuma, ai consumatori, per capire cosa fa chi il vino lo produce.
    Le ripeto ancora una volta:legga post e commenti per intero, così potrà vedere che le “premesse mancanti” di cui parla sono chiaramente riportate, o per usare le sue parole sono qualcosa che rimane per sempre.
    Ah, parla di voti? Davvero mi dispiace non essere riuscito, neanche minimamente, a trasmettere a chi non era presente lo spirito di queste degustazioni…che dirle, sarei lieto se facesse parte delle successive.

    Saluti

  15. Pubblicato 24 maggio 2010 alle 12:11 | Link Permanente

    Sperando di non essere frainteso… io da produttore apprezzo molto le critiche, le cerco fin dalle mie prime vinificazioni ed è soprattutto grazie a quelle che ho potuto migliorare alcuni aspetti negli anni.

    Ho avuto Massimo in parte per tutta le degustazione e i suoi commenti sono stati da me “registrati” assieme a quelli di tutti gli altri perché poi, il vino che noi tanto facciamo con amore e passione, e dagli altri che viene valutato, criticato e apprezzato e, se posso dire, ho condiviso anche alcuni suoi pareri.

    ( un giorno forse vi svelo anche cosa ho detto del mio di vino così ci facciamo 4 risate )

    Concordo con Marco, il complimento più grande che si possa fare alla barbera giovane, base è proprio quello di essere il migliore accostamento al salame e non lo trovo per niente riduttivo.

    Ci sono salami sui nostri Colli Tortonesi che sono fatti proprio mettendo nell’impasto la Barbera appena fatta che funge da conservante naturale.

    Chi ha la fortuna di mangiarne una fettazza accompagnata da una buona barbera capisce in quel momento tutta l’anima di questo grande vitigno.

    Per il futuro sicuramente un confronto fra acciaio e legno, base o superiore potrà anche giovare a cogliere le straordinarie potenzialità evolutive che il vitigno possiede anche grazie alla proverbiale acidità.

    Grazie per l’attenzione

  16. Pubblicato 24 maggio 2010 alle 12:30 | Link Permanente

    Non credo si debba aggiungere altro al tuo intervento :)

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  2. Scritto da #barbera1 – le schede-non-schede » Enofaber's Blog il 21 maggio 2010 alle 01:07

    [...] Sul web iniziano ad esserci i primi feed back della degustazione. Oltre a Twitter, oramai canale privilegiato per il tamtam e i commenti legati a #barbera1, segnalo il post di Massimo Dalma. [...]

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