Meglio così???

saraceno-rosato Leggo qui del ko dei vini rosati da miscela bianco+rosso.
E sotto sotto sono contento…
Perchè? Perchè prima o poi, fatta la legge, qualcuno avrebbe trovato l’inganno…come era stato spiegato
Per chi non lo sapesse un po’ di tempo fa l’Unione Europea aveva deciso di permettere una pratica che fino ad oggi era tassativamente proibita:
la miscelazione di vino bianco e di vino rosso per produrre rose’.
Okkey, c’era già un’eccezione, lo Champagne rosé,  l’unico vino dove questa pratica è stata sempre ammessa, anche se in questo caso, di sicuro, non si è mai parlato di “vinello”.
La discussione si era sviluppata con grande sconcerto di tanti, ma anche con i dubbi di qualcuno, numeri alla mano.
Se da un lato è stato meglio così, dall’altro si è persa un’occasione.
In un mondo, quello del vino, dove da anni impazzano tante "tecniche" come chiarificazione, mosti rettificati, ecc. ecc., tecniche tutte lecite ma certo non indicate sulla bottiglia, indicare chiaramente sulla bottiglia se "ottenuto da miscelazione…" oppure "da macerazione sulle bucce" avrebbe permesso di “inquadrare” la cosa, non essendo in alcun modo ravvisabile la differenza (non lo dico io, ma gli esperti, quindi…)
Ma l’occasione maggiore, visti i costi produttivi da sostenere sempre e comunque, poteva essere senz’altro la differenziazione, la vera ed unica strada da seguire per le aziende: per gli appassionati (piccola quota di mercato) sarebbe stato un piacere spendere di più per acquistare il vero rosè, mentre al consumatore medio sarebbe andato bene anche quello miscelato.
Ma forse è meglio così…

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11 Commenti

  1. Pubblicato 9 giugno 2009 alle 07:38 | Link Permanente

    Francamente, da produttore di vino (non faccio rose’), non capisco perche’ dovrebbe essere qualitativamente migliore “per definizione” un vino rosato fatto per salasso di uno fatto per miscelazione. Se qualcuno me lo spiega, cosi’ finalmente potro’ unirmi anche io al coro di chi dice “la qualita’ ha vinto, abbasso gli euroburocrati”.

  2. Pubblicato 9 giugno 2009 alle 10:50 | Link Permanente

    Ciao volevo approfittare di questo post e di quello di Ziliani sempre sul rosè (ho citato anche nei suoi commenti questo post):

    http://vinoalvino.org/blog/2009/06/niente-rosati-%E2%80%9Cmischiotto%E2%80%9D-bruxelles-ci-ripensa.html

    per provare a capire, da semplice appassionata, qualcosa di più sull’argomento rosè. Insomma, devo essere contenta o no come consumatrice della decisione presa in Europa?

    Grazie a chi vorrà intervenire e buona giornata,

    Ste

  3. Pubblicato 9 giugno 2009 alle 12:05 | Link Permanente

    @Gianpaolo
    Purtroppo, come sempre, anche questa volta passa come grande vittoria politica…
    Probabilmente la Francia, 1° produttore europeo se non sbaglio, ha avuto il suo peso…

    @Stefania
    A conti fatti non cambia nulla, ma t’assicuro, da consumatore, che poteva solo cambiare in meglio per le aziende, come spiego nel post.

  4. Andrea
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 12:19 | Link Permanente

    Buongiorno,
    Bisogna essere contenti per un solo ed unico motivo…. si è preservata la pratice della vinificazione ROSATA.
    Senza ombra di dubbio l’assemblaggio di vino rosso e bianco avrebbe dato buoni risultati, ma se una tipologia di vino rosato (vitigno, territorio e microclim) ha ben determinate caratteristiche organollettiche perchè modificarle ????
    In quel caso non si traterebbe più dello stesso vino rosato, ma di tuut’altra tipologia di vino con le proprie caratteristiche e propria metodologia di produzione, di conseguenza una propria denominazione che si aggiungerebbe alle già numerose presenti….

  5. bucanero
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 12:42 | Link Permanente

    Infatti il problema è proprio quello, se una tipologia di vino rosato (vitigno, territorio e microclima)ha ben determinate caratteristiche organolettiche nessuno pensava di modificarle, ma si sarebbe dovuta introdurre una etichettatura trasparente che indicava le differenze tra le due modalità.
    Il mercato del vino di qualità (che è circa il 10% del totale) ne avrebbe potuto trarre vantaggio…

  6. Andrea
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 13:12 | Link Permanente

    Perfetto….. allora le nuove etichette dei vini saranno dei veri e propri disciplinari dei quali verrebbe ricordata una minima parte considerata la vastità dei vini prodotti nel mondo.
    Cerchiamo di curare e difendere quelle già esistenti da novità che darebbero adito solo ed esclusivamente a confusion e del consumatore con indubbio vantaggio dei produttori disonesti.
    Inoltre quel 10% di vino di qualità personalmente lo ritengo già abbastanza ampio per tipologia e varietà per essere conosciuto dalla maggior parte dei consumatori.

  7. bucanero
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 13:52 | Link Permanente

    No Andrea, non accadrà nulla, almeno per il momento, visto che la C.E. ha fatto marcia indietro…
    Norme semplici ed indicazioni chiare non creano confusione, semmai possono servire a chiarire le idee.
    Infine, devo farti notare che vendere, intendo qualunque cosa, è difficile.
    Molte aziende (di qualità)del settore fanno i “salti mortali” per riuscire a non andare in perdita, proprio perchè il mercato di qualità non è ampio…era un’occasione per allargare l’offerta, e di conseguenza la domanda (tanti “eno-strippati avrebbero fatto carte false per un “saignée”)

  8. Andrea
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 14:44 | Link Permanente

    Mi scusi, ma secondo lei l’offerta dei vini mondiali non è abbastanza ampia ?
    Sono sicuro che non esista persona al mondo che conosca ogni tipologia di vino rosato esistente…..
    Chi produce vino di qualità che pensi a far conoscere il proprio prodotto, perchè ci sono tante realtà particolari di qualità che sicuramente un eno-strippato non immagina neanche l’esistenza, ma si limita a fare carte false per poter assaggiare un più blasonato “saignèe” senza neanche aver mai assaggiato (sempre se ne conosca l’esistenza) alcune chicche della propria nazione.
    Parlo (nel caso degli eno-strippati italiani) di alcuni rosati di lagrein in Trentino, di Cannonau in Sardegna, Petit Rouge in Valle d’Aosta (quesi ultimi vincitori di premi internazinali), ecc….

  9. bucanero
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 15:15 | Link Permanente

    Converrà con me che molte aziende hanno difficoltà…
    eppure tante si “sbattono” per far conoscere i loro prodotti.
    Ma devo anche dire, ad onor del vero, che alcune volte sono proprio gli addetti ai lavori che in occasione di manifestazioni aperte al pubblico come Vinitaly provano fastidio per le presenze “ignoranti” (intendo comuni consumatori)…e a chi lo vuoi proporre il tuo prodotto, sempre ai soliti? beh, poi non lamentarti se non lo vendi!

    Non credo che gli eno-strippati ignorino alcune tipologie di vino altrimenti che eno-strippati sarebbero.
    Anzi, spesso sono proprio loro a conoscere alcune realtà particolari…

    Credo che, semmai, il rosato è sempre stato snobbato, soprattutto in Italia dove non ha mai trovato grande mercato, vedi gli ottimi vini rosati provenienti dal sud, dalle Puglie in particolare.
    Tra l’altro, tranne pochi casi, l’ottimo rosato pugliese non ha mai prezzi elevati…e forse è questo il motivo di tanto snobismo da parte del mercato…

  10. Pubblicato 9 giugno 2009 alle 15:16 | Link Permanente

    Tanto per dire, quando si dice saignee, solo perche’ la parola e’ francese, si pensa a non so quale tecnica raffinata, in effetti si tratta di un salasso, che di solito si fa perche’ la parta salassata diventi piu’ consistente, avendo maggiori bucce in rapporto al liquido, e quindi maggiore estrazione di colore, tannino, ecc. La parte che rimane, non avendo avuto contatto con bucce per lungo tempo, e’ il rosato. Quindi, in molti casi il rosato e’ il prodotto complementare di una operazione volta a rinforzare un determinato vino, piuttosto che una cosa mirata.
    E’ meglio, e’ peggio? Perche’ allora lo champagne e’ fatto con assemblaggio nella maggior parte deii casi?
    Non potrebbe essere il consumatore a decidere?

  11. bucanero
    Pubblicato 9 giugno 2009 alle 15:40 | Link Permanente

    Gianpaolo, innanzitutto grazie per i chiarimenti.
    Nel confermarti il mio pieno accordo, approfitto del tuo post per riportare qui un commento che ho fatto da Franco Ziliani, a queste frasi:

    “esiste già un metodo meno tradizionale (nonchè meno laborioso e piuttosto diffuso) di produrre vini rosati che risponde al nome di “Salasso”.
    Le tecniche per diversificare il mercato dei vini sono molte, a partire dai metodi d’allevamento delle piante fino alle scelte di vinificazione e maturazione. Non credo proprio ci sia bisogno di autorizzare al nome “Rosè” dei “mischioni” (mi si perdoni il termine terra terra, ma da buon tosco-umbro…) di vini bianchi e rossi per fare “qualità”.”

    Be, lì ho risposto così:
    Quindi un rosato per “coupage” non dovrebbe scandalizzare nessuno…
    Non lo dico io, ma gli esperti, la differenza non è rilevabile…
    Non credo che metodi d’allevamento delle piante oppure le scelte di vinificazione e maturazione servano per diversificare…se parliamo di vino di qualità dovrebbero essere scontate delle scelte “vincenti” come quelle citate, credo.
    Inoltre, parlo da semplice appassionato, e potrà sembrare anche semplicistico, vi sono tante tecniche come chiarificazione, mosti rettificati, ecc. ecc., tecniche, ben inteso, tutte lecite ma non indicate sulla bottiglia.
    Ecco, una strada per migliorare può essere quella della chiarezza in etichetta, come doveva essere quella che avrebbe accompagnato la nascita di rosati coupage e saignée, con tutti i limiti del caso.

    Mi sembra abbastanza corretto, o sbaglio?