Nasce male la giornata, un piccolo imprevisto manda a farsi benedire il previsto bliz a Roma con annesso saluto ad un caro amico…
In compenso Salerno ci offre una delle sue migliori giornate invernali…
Piacevole quando è baciata dal sole, accogliente se vuoi perdere tempo in giro…
Quand’è giorno di festa la città non è caotica come al solito, i ritmi più lenti, il parcheggio moderatamente più semplice, anche se l’andare appiedi è molto meglio…
Il pomeriggio passa veloce tra un caffè, una brioche con gelato e annessa passeggiata sullo stupendo lungomare…
Divertente, quando è calato il sole, infilarsi nelle viuzze del centro storico…negli ultimi anni è stato tutto un moltiplicarsi, pizzerie, bar, tanti posti, dove tra un calzone una pizzetta e un crocché, è facile mangiare senza grandi esborsi…e con bella soddisfazione…
E quindi…è il caso di una pizza??? il primo pensiero è quello…eddove?? lo storico Vicolo della neve ?, i tradizionali Sciuè oppure Vac‘ e press ?, o il trendy Quasi in porto ? L’elenco interminabile e la scelta difficile…
Sono lì, concentrati in poche centinaia di metri, modaioli e non, buoni e meno buoni.
Senza meta precisa, per puro caso, ci troviamo vicino al medievale quartiere ebraico, nei pressi di Vicolo Giudaica, alle spalle del Palazzo della Provincia, e per caso notiamo che uno dei miei “preferiti”, di solito chiuso di domenica, è pieno di gente… – avevamo un compleanno…e alla fine, abbiamo deciso di aprire… – a parlare così è Raimondo Piombino, titolare dell’osteria “Dedicato a mio padre”.
Premessa: Raimondo Piombino ha il cosiddetto “marchio di fabbrica”, o meglio di famiglia…è innanzitutto il fratello di Antonio Piombino, titolare del Tramp’s Pub, ed è, opinione di tanti che lo conoscono, uno dei personaggi più innovativi presenti in città, visto che, negli anni ‘70/’80, quando non esisteva ancora un popolo notturno, era il titolare del mitico “Jamaica Pub”, per tutti, ‘O Jamaica, dove, praticamente a tutte le ore della notte era possibile cenare a base di semplici piatti della tradizione cucinati al momento.
Tanto burbero e istintivo Antonio, tanto pacato e riflessivo Raimondo, non per niente da tutti soprannominato “il sindaco”…
Matrice comune dei due locali, l’assenza di menù, di solito declinato a voce in base al pescato giornaliero, mentre l’unica differenza è che qui troviamo una piccola cantina che spazia dalle migliori etichette regionali a quelle nazionali più importanti, il tutto con ricarichi da lacrimuccia…
Sediamo fuori, grazie alla bella serata non troppo fredda, ma per riscaldarci ulteriormente arrivano subito due calici di Nero d’Avola di Cusumano, quello base, davvero riscaldante…
E diamo inizio alla cavalcata: calamaro ripieno, quello con i tentacoli a pezzetti ed il pane raffermo, l’uovo a legare ed il prezzemolo. Due canocchie a testa semplicemente piastrate qualche minuto, una grandiosa insalata di carciofi crudi e grana, e poi, in rapida successione, polipo all’insalata (da urlo!!), una fasolara gratinata, un sautè di cozze, ed i calamari alla piastra…molti direbbero basta, ma noi non ci siamo arresi…
Bagniamo il tutto con il greco di tufo Vigna Cicogna 2006 di Benito Ferrara, una delle migliori interpretazioni del secolare vitigno irpino, la migliore annata di quelle da noi bevute.
E siamo pronti per i bianchetti gratinati, una delle specialità di Raimondo. Un filo d’olio, un po’ di prezzemolo, aglio, e mollica di pane raffermo a coprire il tutto per una breve cottura in forno…davvero stupendo!!
Non è certo il periodo, non solo meteo, per mangiare del vero pesce fresco…ma Raimondo ha l’asso nella manica, la tradizione…quindi, baccalà!
Partiamo subito con paccheri di gragnano al ragù di bacccalà, sfoglioso e morbido il nordico pescato, dolci e saporiti i pomodorini, perfetta la cottura della pasta.
E poi una variazione totale intorno al baccalà: arrivano nell’ordine filetto di baccalà alla piastra, baccalà in umido con patate, baccalà gratinato al forno con patate e pomodorini, e, per finire, baccalà fritto.
Nulla da spiegare, se non che si tratta di varie modalità di cottura tipiche della cucina salernitana. Da segnalare, non perchè migliore delle altre, il baccalà gratinato al forno con patate e pomodorini, preparato nel coccio come facevano i nostri antenati.
E’ trattoria, come quelle di una volta. Locale raccolto, pochi i posti, cucina sincera e senza fronzoli. Non c’è pre dessert, anzi, il dessert è semplice e natalizio: bicchierino di crema pasticciera con scaglie di panettone.
Beviamo un buon caffè, mentre si chiacchiera amichevolmente con Raimondo, confrontando vini e cucine dei tempi andati.
Già, amichevolmente, e credo che il conto finale, che ti sottrae in totale 70 europei [©SC], sia parzialmente affetto dall’amicizia che ci lega.
Dedicato a mio Padre
Salerno, Vicolo Giudaica, 8
Telefono: 089231555
P.S.: alcune foto sono telefoniche…
P.S.2: alcuni amici me lo hanno chiesto…il conto è di 35 € a testa bevande comprese= 70 europei [©SC]
28 gennaio 2009 11:30
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